Le risorse genetiche forestali in Piemonte Stampa

Paolo Camerano - Istituto per le Piante da Legno e l'Ambiente (IPLA)



Gli attuali finanziamenti comunitari per la realizzazione di aree boscate su terreni agricoli, accanto alla produzione di legname pregiato, hanno assunto come obiettivi la conservazione della biodiversità, la ricostituzione delle reti ecologiche, la riduzione dei gas serra tramite l’assorbimento di carbonio, il miglioramento delle produzioni legnose e della multifunzionalità delle imprese agricole. Si rinnova in tal senso l’interesse alla produzione vivaistica di latifoglie arboree e arbustive, da utilizzare soprattutto in ambito planiziale e collinare, a conferma della tendenza già avviata nel corso degli anni novanta del secolo scorso con gli orientamenti dell'Unione Europea in campo agroforestale.
Parallelamente, la conservazione della biodiversità, intesa anche come variabilità genetica del patrimonio forestale, è tematica percepita sempre più concretamente non solo dal mondo scientifico ma anche dai gestori del territorio che pongono l'uso sostenibile delle risorse forestali tra i fondamenti dei piani di gestione forestale e delle risorse naturali.
Tutto ciò assume maggiore enfasi anche in relazione alle problematiche legate ai cambiamenti climatici, i cui effetti sulla vegetazione si verificano localmente con deperimenti da siccità ed eccessivo irradiamento, innescando successive morie per patogeni e parassiti.
Se in una prima fase le ingenti richieste di latifoglie hanno colto impreparati i vivai pubblici e privati italiani, che hanno spesso soddisfatto le richieste con materiale proveniente da altri Paesi, attualmente la Regione Piemonte mette a disposizione della filiera vivaistica e dell’utilizzatore finale una rete regionale di boschi da seme, ove poter raccogliere frutti e semi forestali per le principali specie d'interesse per la vivaistica forestale.
L’individuazione di boschi da seme è stata un’attività che la Regione Piemonte ha promosso fin dalla metà degli novanta del secolo scorso, attraverso numerosi studi realizzati da Ipla, per gli aspetti ecologico-stazionali, con l'ausilio dell'Università di Torino per le analisi genetiche (DiVaPRA) e tecnologiche (Agorselviter), d'intesa con altre amministrazioni regionali.
Il processo d'implementazione della rete regionale dei boschi da seme, d’intesa con altre Regioni appartenenti al gruppo BIOFORV, è stato realizzato in conformità alla DIR 105/99/CE e il corrispondente Decreto di recepimento italiano (DLgs 386/03), portando all'individuazione di Materiali forestali di base (Fonti di Seme e Soprassuoli) idonei alla raccolta di specie arboree e arbustive forestali, distribuiti in 5 ambiti ecologici omogenei quali prodromi per la delimitazione di Regioni di Provenienza. Le specie oggetto d’indagine, in quanto ritenute d’interesse per la vivaistica forestale, sono 81 di cui 42 soggette a certificazione ai sensi del DLgs 386/03 e per le quali vi è l’obbligo alla raccolta nei Materiali di base ufficiali.
Attualmente la rete dei boschi da seme del Piemonte comprende 82 Soprassuoli e Fonti di Seme, descritti attraverso schede e cartografie, consultabili on-line all’indirizzo http://www.sistemapiemonte.it/montagna/sifor/index.shtml, ove è per altro possibile trovare tutta la documentazione inerente alla tematica; in ogni popolamento è spesso possibile la raccolta di diverse specie arboree e arbustive.
Una parte di questi popolamenti sono iscritti nel Registro regionale dei Materiali di base, istituito DGR n. 36-8195 dell'11 febbraio 2008 e la successiva DD 1984/08. Attualmente il Registro è costituito da circa 200 Materiali di Base Identificati alla Fonte4 e 33 Soprassuoli Selezionati5, questi ultimi comprendono parte dei Boschi da Seme iscritti nell’abrogato LNBS6.

 

 

La superficie boscata interessata dai boschi da seme è di circa 20.000 ha, ripartiti più o meno equamente fra proprietà pubblica e privata; essi interessano 33 Aree tutelate (Aree protette e Siti Natura 2000). Da un punto di vista forestale le Categorie forestali più rappresentate sono querceti, lariceti e abetine.
Ai fini di una loro salvaguardia, attualmente sono stati redatti programmi specifici di gestione di singole risorse genetiche e disciplinari di gestione, ovvero sono stati integrati strumenti di pianificazione (PAF, Piani di Gestione di Siti Rete Natura 2000) che interessano boschi da seme con specifiche indicazioni. È il caso di rosacee sporadiche come ciavardello, melo, pero selvatico, ma anche di alcune provenienze di specie arboree come abete bianco, pino cembro, farnia, ecc., per le quali sono state definite Regioni di Provenienza incrociando dati ecologici con quelli genetici. Tali programmi prevedono azioni di conservazione in-situ ed ex-situ mediante arboreti da seme, redatti nell’ambito dell’approvazione del Regolamento di attuazione della DIR 99/105/CE, ai sensi attuazione della Legge Regionale 4/09, artt. 23 e 24. Tale provvedimento, in fase di redazione, ha come obiettivo regolare le attività in materia di commercializzazione dei materiali forestali di moltiplicazione svolte dalla Regione Piemonte, quale Organismo Ufficiale, del Centro regionale per lo studio e la tutela della biodiversità vegetale forestale e dei rapporti con il Centro regionale per la castanicoltura.

 

 

4 DLgs 386/03 art. 1 lettera n): "identificati alla fonte": i materiali di moltiplicazione provenienti da materiali di base prodotti da una fonte di semi, o da un soprassuolo, ubicati in una singola regione di provenienza e che soddisfano i requisiti di cui all'allegato II.

5 DLgs 386/03 art. 1 lettera n): "selezionati": i materiali di moltiplicazione provenienti da materiali di base prodotti da un soprassuolo ubicato in una singola regione di provenienza, fenotipicamente selezionati a livello di popolazione e che soddisfano i requisiti di cui all'allegato III;

6 LNBS: Libro Nazionale dei Boschi da Seme di cui alla L 269/73.