Alpeggi Stampa

Enrico Raina - Regione Piemonte



Secondo una recente indagine commissionata dalla Regione Piemonte, la superficie dei pascoli alpini piemontesi è di poco superiore ai 300.000 ha, il 42% dei quali sono di proprietà pubblica. In base a dati del 2000, nelle sole province di Torino e Cuneo, le più interessate dalla pratica dell’alpeggio, vengono complessivamente monticati annualmente circa 51.000 UBA1 bovine e 12.500 UBA ovi-caprine.

Le consistenti trasformazioni verificatesi negli ultimi decenni nel tessuto sociale ed economico piemontese, soprattutto in quello montano, hanno avuto notevoli ripercussioni anche sui pascoli della regione: quelli più scomodi sono stati abbandonati, sono aumentati gli incolti e la vegetazione arbustiva (soprattutto l’Ontano verde e il Rododendro) ha invaso estese superfici, un tempo utilizzate con il pascolamento.
In alcuni casi, inoltre, i margari si sono dimenticati, come scrivevano gli Autori della ricerca “Alpicoltura in Piemonte”, promossa nel 1980 dall’ Unione CCIIAA del Piemonte, che “il pascolo è da utilizzare oggi, ma è da conservare per il domani”, per cui hanno attuato uno sfruttamento irrazionale delle superfici pascolive, con carichi di bestiame inadatti o con modalità di gestione tecnicamente inadeguate. Tutto ciò ha comportato una riduzione delle superfici a pascoli (si calcola che nel periodo 1961-1990 la superficie prato-pascoliva montana si sia ridotta del 40%), e un degrado ambientale, con perdita di biodiversità (soprattutto floristica), l’instaurarsi di fenomeni erosivi e la perdita di produttività dei pascoli. Ripercussioni negative si sono avute anche sulle strutture di alpeggio le quali, nonostante cospicui investimenti pubblici, a volte, anche a causa di una mancanza di cure degli utilizzatori, non sono in grado di offrire condizioni di vita decorose ai margari.

Da un punto di vista strettamente statistico, cioè senza entrare nel merito della loro situazione strutturale e igienico-sanitaria, secondo un’indagine del 2003 gli alpeggi piemontesi sono 1.900 circa, molti dei quali tuttora privi di elettrificazione e raggiungibili solo tramite sentieri; nel 1950 risulta fossero poco meno di 3.000.

In questo quadro d’insieme la Regione Piemonte,  riconoscendo che i pascoli  montani rappresentano una risorsa insostituibile per l’economia montana e per la conservazione del territorio e del paesaggio, sin dalla sua istituzione ha finanziato, tramite fondi propri o fondi comunitari, numerose iniziative finalizzate, direttamente o indirettamente, alla conservazione e al migliore utilizzo dei pascoli.

Tra le azioni indirette attivate dalla Regione rientra l’indagine, finanziata all’Ipla a metà degli anni ’90, per acquisire conoscenze sul patrimonio pascolivo piemontese, in particolare sulle superfici pastorali, sulle strutture esistenti, nonché sui capi pascolati, sulle tecniche di pascolamento e sulle produzioni casearie.
Nel 1999 la Regione ha invece incaricato il Dipartimento Agroselviter dell’Università di Torino di descrivere e caratterizzare da un punto di vista vegetazionale, produttivo e gestionale, le tipologie dei pascoli alpini piemontesi, così da ottimizzarne la gestione tramite la redazione di Piani pastorali. Grazie a questo accurato e approfondito studio, coordinato dal Prof. Andrea Cavallero, è stato possibile  pubblicare, nel 2007, il manuale “I tipi pastorali delle Alpi piemontesi”, una “guida alla conoscenza, alla conservazione e alla gestione del patrimonio pascolivo regionale”, ottenuto mediante una dettagliata indagine, comprendente oltre 4.000 rilievi sul terreno distribuiti dalla Val Tanaro alla Val Formazza.

Inoltre nel 2007 la Regione Piemonte, allo scopo di fornire un supporto tecnico-amministrativo ai Comuni proprietari di alpeggi, ha predisposto e approvato degli schemi di contratto di affitto e di capitolato di affitto che prevedono l’applicazione del pascolo turnato e la definizione di carichi di bestiame e di periodi di pascolamento atti a garantire la conservazione della cotica erbosa, e quindi a preservare la biodiversità e l’assetto idrogeologico del territorio. Tali schemi, che possono ovviamente essere adeguati alle singole realtà locali, hanno anche avuto lo scopo di uniformare a livello regionale i rapporti tra i proprietari e gli affittuari, anche se, al momento,  il loro grado di impiego da parte dei Comuni non risulta sia stato particolarmente diffuso.

Per quanto riguarda invece gli aiuti concessi dalla Regione Piemonte ai margari, si ricordano i contributi previsti in applicazione del PSR a chi utilizza i pascoli, quali ad esempio, i finanziamenti erogati con le Misure E ed F6 del PSR 2000-2006 o con le Misure 211 e 214.6 del PSR 2007-2013, oppure i contributi destinati al miglioramento delle strutture e infrastrutture d’alpeggio di proprietà degli Enti Pubblici (Misura J del PSR 2000- 2006).

Le sintetiche informazioni riportate dimostrano quindi quali siano le problematiche che minacciano la conservazione dei pascoli e come la Regione Piemonte abbia creduto e continui a credere nell’attività pastorale quale presidio insostituibile dei territori d’alta quota.

 

1 UBA = Unità di Bovino Adulto