Uso e consumo delle risorse


Foto: Alberto Maffiotti


ENERGIA
Il tema energetico si afferma sempre più come uno dei nodi chiave da cui dipende la sostenibilità economica, sociale e ambientale nell’evoluzione delle società umane.
Per affrontare le complesse problematiche legate alla tematica energetica, l’Unione Europea ha formulato una strategia, che si basa sui seguenti obiettivi fondamentali da raggiungere entro il 2020:

  • ridurre del 20% il consumo energetico previsto

  • aumentare del 20% la quota delle energie rinnovabili nel consumo energetico totale (elettricità, riscaldamento e raffreddamento, trasporti)

  • ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas a effetto serra.


Nel 2009 a livello comunitario sono stati emanati importanti provvedimenti legislativi per raggiungere gli obiettivi ora citati. Con la direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’energia da fonti rinnovabili, l’obiettivo complessivo comunitario del 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020 è stato tradotto in obiettivi individuali per ogni Stato membro. Per l’Italia la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale di energia al 2020 è stata fissata al 17%; nel 2005, preso come anno base di riferimento, la quota era pari al 5,2%. La direttiva 2009/28/CE stabilisce inoltre che, entro il 2020, la quota di energia da fonti rinnovabili utilizzata per il trasporto debba essere almeno pari al 10% del consumo finale di energia nel settore dei trasporti dello Stato membro.

L’efficienza energetica nell’edilizia è un fattore chiave per il raggiungimento degli obiettivi energetici comunitari. Gli edifici dell’UE sono responsabili del 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di CO2. Già nel 2002 era stata emanata una direttiva comunitaria sul rendimento energetico in edilizia (Direttiva 2002/91/CE).
Il recepimento in Italia della direttiva, avvenuto con i DLgs 192/05 e 311/06 non era ancora completo di tutti i documenti attuativi per la piena operatività. Due di questi sono stati forniti con le “Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” (Decreto del Ministro dello Sviluppo economico 26 giugno 2009) e con il DPR 59/09, che reca disposizioni sulle metodologie di calcolo e i requisiti minimi per l’efficienza energetica in edilizia.

L’emanazione dei provvedimenti nazionali si è riflessa a livello regionale nella pubblicazione dei provvedimenti legislativi di attuazione della LR 13/07 in materia di rendimento energetico nell’edilizia. Con tre delibere della Giunta Regionale è stata data attuazione alla legge regionale per quanto riguarda:

  • la metodologia di calcolo, i requisiti minimi prestazionali degli edifici e le prescrizioni specifiche nonché i valori limite per il fabbisogno energetico per il riscaldamento dell’edificio (DGR 4 agosto 2009, n. 46-11968)

  • la certificazione energetica degli edifici e i requisiti professionali dei certificatori (DGR 4 agosto 2009, n. 43-11965);

  • l’utilizzo di impianti solari termici, impianti da fonti rinnovabili e serre solari (DGR 4 agosto 2009, n. 45-11967).

I tre provvedimenti completano il quadro di attuazione della LR 13/07, andandosi ad aggiungere a quanto già precedentemente stabilito in materia di impianti termici (DGR 30 settembre 2008, n. 35-9702).
La LR 13/07 individua espressamente Arpa Piemonte a supporto della Regione per lo svolgimento degli accertamenti e delle ispezioni a campione sulle prestazioni energetiche degli edifici e la loro certificazione, siano essi edifici di nuova costruzione oppure esistenti e oggetto di ristrutturazione edilizia, compravendita e/o locazione, nonché a supporto delle Province per lo svolgimento delle ispezioni a campione volte ad accertare la sussistenza dei requisiti delle imprese di manutenzione autorizzate, la correttezza e regolarità del loro operato anche attraverso la verifica della rispondenza delle condizioni di esercizio e manutenzione degli impianti con bollino verde rispetto a quanto dichiarato nel rapporto di controllo tecnico.



INDUSTRIA
Le attività industriali esercitano inevitabilmente delle pressioni sull’ambiente, tra le quali il consumo di risorse energetiche, la produzione di rifiuti, l’emissione di inquinanti in atmosfera e gli scarichi di reflui nei corpi idrici superficiali.
Uno sviluppo sostenibile del settore industriale contempera l’esigenza di garantire il miglioramento del tenore e della qualità della vita sia attraverso il benessere socio-economico sia con un elevato livello di protezione dell’ambiente, nel pieno rispetto della normativa di settore e di sicurezza.
In questo contesto, l’attività di controllo delle attività industriali si sta orientando sempre più verso un approccio integrato, volto a consentire la miglior condivisione dei dati disponibili, garantendo una visione più estesa delle situazioni critiche e favorendo l’individuazione delle migliori strategie di intervento per prevenire e ridurre gli impatti sul territorio.

In Piemonte i livelli di crescita regionale sono stati, negli ultimi dieci anni, notevolmente inferiori sia a quelli nazionali che a quelli dell’Italia Nord-Occidentale; ciò è dovuto principalmente alla crisi strutturale del settore industriale, tradizionale asse portante dell’economia piemontese. Nonostante si assista ad una tenuta dimensionale del tessuto imprenditoriale le ricadute negative in termini di produttività sono evidenti; tale dato assume un peso ancora maggiore alla luce della perdita del vantaggio competitivo che l’Italia ha tenuto per molti anni nei confronti dell’Europa in termini di produttività.
Il 2009 si è chiuso con un dato negativo sulla produzione industriale piemontese, che ha subito una flessione rispetto all'anno precedente del 15,4%: nell'ultimo trimestre il calo è stato del 6% sullo stesso periodo del 2008, risultato migliore rispetto a quello registrato a livello nazionale (-7,7%). Migliorano però le aspettative degli imprenditori per il primo semestre 2010, protagonisti della ripresa i mezzi di trasporto e l'alimentare.



AGRICOLTURA E FORESTE

Si è aperto a gennaio 2010 l’anno Internazionale della Biodiversità, voluto dalle Nazioni Unite per aumentare la consapevolezza delle molteplici funzioni che la biodiversità svolge.
L’interconnessione tra le superfici naturali e colturali può preservare e incentivare la ricchezza delle specie, razze e varietà che alimentano la diversità genetica con la quale affrontare meglio le variazioni climatiche.
A tale riguardo, anche il direttore generale di Biodiversity International Emile Frison ha ribadito che “è necessario che non si dimentichi il ruolo fondamentale che la biodiversità agraria riveste nel garantire la salute e la sicurezza alimentare delle popolazioni” e, dopo trenta’anni di esperienza sulla ricerca, la Biodiversity International ha rinnovato il suo impegno a favore dei Paesi più poveri, promuovendo nell’aprile 2010 il Simposio Internazionale sulle Risorse Genetiche delle Piante.
Ugualmente nell’ambito delle pratiche selvicolturali si deve promuovere una gestione sostenibile della risorsa utile alla certificazione forestale, che annovera tra i criteri di valutazione le condizioni di biodiversità delle foreste e l’intensità degli impatti che insistono sulle stesse. Ad oggi il monitoraggio della biodiversità forestale viene seguito dall’accurato aggiornamento delle informazioni, tramite periodici inventari forestali, mirati a censire non solo le specie e le formazioni presenti ma anche le condizioni evolutive dei popolamenti e la loro risposta agli adattamenti imposti dagli impatti antropici.



TRASPORTI
La storia e l’evoluzione dei trasporti ha da secoli coinvolto l’intera Europa, ancor maggiormente oggi quando gli scambi legati ai trasporti sono molto più veloci e accelerati sia dalla tecnologia che dalla necessità di mercato. Negli ultimi anni la congestione di determinate regioni o determinati assi si è accentuata sulla forte spinta ad incrementare la domanda di trasporto, anche sulla base delle esigenze dettate da un’Unione Europea allargata con l’inserimento di nuovi Stati. Per rispondere a queste pesanti variazioni occorre la necessaria integrazione di strategie di sviluppo sostenibili.
Il Libro bianco dei trasporti dal titolo "Lo sviluppo futuro della politica comune dei trasporti", pubblicato nel 1992, contiene una sessantina di precise proposte da adottare a livello comunitario nel quadro della politica dei trasporti. Esso prevede, inoltre, un programma d'azione composto da diverse misure scaglionate fino al 2010, che comprende un meccanismo di controllo e una valutazione intermedia nel 2005, per determinare se gli obiettivi quantitativi (ad esempio in materia di ripartizione modale o di sicurezza stradale) sono stati effettivamente raggiunti e se occorrono degli adeguamenti.
Di seguito alcune delle proposte in parte già adottate e da adottare in futuro:

  • rilanciare le ferrovie

  • migliorare la qualità del trasporto su strada

  • promuovere i trasporti marittimi e fluviali

  • conciliare la crescita del trasporto aereo con l'ambiente

  • realizzare la rete transeuropea dei trasporti

  • rafforzare la sicurezza stradale

  • armonizzare la fiscalità dei carburanti per uso professionale, soprattutto per il trasporto stradale.



TURISMO
Turismo e ambiente non sono semplicemente collegati, bensì interdipendenti. Per il turismo, l’ambiente rappresenta non un limite, ma una risorsa: la soddisfazione dei visitatori dipende sempre più dalle attrattive ambientali. D’altro canto lo sfruttamento turistico, per via del forte carico antropico e degli impatti a esso connessi, spesso provoca forme di degrado del territorio. All’elevato numero di presenze turistiche si associano infatti elevati consumi di risorse naturali e di energia, aumenti nella produzione di rifiuti, incrementi delle emissioni atmosferiche legate ai mezzi di trasporto, disturbo nelle aree naturali. Oltre agli aspetti ambientali, soprattutto ma non solo nei paesi in via di sviluppo, possono verificarsi altre condizioni negative come la perdita delle tradizioni locali e squilibri socio-economici.
La presa di coscienza di uno sviluppo dannoso del turismo ha favorito la riflessione sul tema turismo, ambiente e sviluppo sostenibile, e da questa sono scaturiti diversi documenti stilati nel corso di meeting e conferenze internazionali. Per turismo sostenibile si intende "quello il cui sviluppo conserva le attività ad esso connesse per un tempo illimitato, senza alterare l'ambiente naturale, sociale, artistico".
La politica in favore dello sviluppo turistico sostenibile deve gestire l’attività turistica nel rispetto della Capacità di Carico Turistica1, controllare i flussi turistici riducendo i picchi stagionali, creare una rete di strutture ricettive che sappiano unire qualità dell’offerta turistica e controllo dei propri impatti ambientali, esaltare l'identità di un territorio e valorizzare le tipicità locali: gastronomia, prodotti agricoli DOP, prodotti tipici di qualità, risorse storico-artistiche e paesaggistiche, sostenere la mobilità collettiva e leggera.

Nonostante il trend dei flussi turistici globali presenti da anni un andamento in continua crescita, nel 2009 il turismo internazionale ha accusato un calo, nella misura del 4% a livello mondiale e del 6% a livello europeo. In controtendenza, in un momento di crisi generale, il Piemonte ha registrato un aumento dell’11,2% degli arrivi turistici e una crescita, seppure lieve, delle presenze. Questo risultato conferma la tendenza in crescita della regione, riconosciuta come una delle mete emergenti del panorama italiano.

Per il grafico: creare collegamento con il capitolo “Turismo”

1 Il numero massimo di persone che visitano, nello stesso periodo, una località turistica senza comprometterne l’ambiente fisico, economico e socio-culturale, e senza ridurre la soddisfazione dei turisti (WTO). La sua stima deriva da un lavoro di inventario delle risorse naturali e culturali della regione presa in esame, volto a determinarne i limiti biofisici, economici e ambientali.