Rischio naturale e antropogenico


Particolare della frana di Grange Orgiera (CN). Foto: archivio Arpa Piemonte


RISCHI NATURALI
La stagione invernale 2008-2009 è stata caratterizzata da un eccezionale innevamento con nevicate precoci di notevole rilevanza e una conseguente attività valanghiva spontanea decisamente sostenuta, con valanghe di grandi dimensioni che hanno spesso raggiunto i fondovalle a seguito degli eventi principali  (14-17 dicembre). Si sono registrate 5 vittime. Le popolazioni montane hanno dovuto convivere con strade interrotte, scuole chiuse, borgate isolate, servizi primari quali elettricità e linee telefoniche interrotti. Si sono resi necessari interventi per lo sgombero dei tetti che rischiavano di implodere sotto il carico della neve.
Nel 2009 il territorio regionale è stato colpito da un evento alluvionale a fine aprile e da diversi episodi temporaleschi nei mesi di luglio e agosto. L’evento del 26-28 aprile è giunto a seguito di un periodo di precipitazioni prolungate e di forte innevamento.
Nel corso dell’anno numerosi fenomeni franosi riconosciuti dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) hanno manifestato significative accelerazioni, alcuni già a partire dai primi mesi invernali (scivolamento traslativo a Mango), altri in concomitanza dell’evento meteopluviometrico primaverile (nel corso del quale si sono sviluppati anche frane per saturazione e fluidificazione della coltre superficiale e scivolamenti rotazionali con evoluzione in colamenti veloci), altri successivamente ad esso, in fase estiva, come l’imponente attivazione della frana complessa di Grange Orgiera a Sampeyre che a luglio 2009, in assenza di significative precipitazioni, ha comportato il seppellimento di una stalla e della strada comunale di accesso.
Per il 2009 sono altresì da segnalare i processi fluviali e torrentizi, e i conseguenti effetti al suolo, sviluppatisi a seguito delle piogge del 26-28 aprile sul Piemonte centrale (piena del Po, del Tanaro e alcuni loro affluenti) e degli eventi temporaleschi del 17 luglio e del 7 agosto che hanno colpito rispettivamente la zona del Mottarone e l’alta Val di Susa (colate detritiche). Nel mese di aprile, nel comune di Alessandria (quartieri Orti e Cittadella, già pesantemente colpiti dall’inondazione del novembre 1994) circa 6.000 persone sono state allontanate in via precauzionale dalle proprie abitazioni.
Nel corso dell’anno la rete sismica regionale ha rilevato 777 eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 1. L’evento più significativo, di magnitudo 4.2, risentito dalla popolazione ma che non ha comportato danni a persone o cose, si è verificato il 19 aprile a Sommaria Perno, nel Roero.
Per quanto riguarda le attività di pianificazione territoriale, le procedure di adeguamento dei piani regolatori hanno come finalità la verifica della compatibilità del quadro del dissesto idrogeologico presente su ciascun territorio comunale con le previsioni urbanistiche contenute nel Piano Regolatore vigente, in adeguamento alle disposizioni previste dall’art. 18 delle Norme di Attuazione del Piano per l’Assetto Idrogeologico.
Sono poco meno di 800 i comuni che al marzo 2010 hanno concluso gli studi finalizzati alla verifica e dispongono, di conseguenza, di un quadro conoscitivo delle problematiche relative al dissesto e alla pericolosità idrogeologica (rischio di esondazione, frane, valanghe, ecc) di elevato dettaglio.


LE INDUSTRIE A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE
La normativa discendente dalle Direttive “Seveso” costituisce lo strumento di regolamentazione e di risposta rispetto al pericolo di incidente associato alle attività industriali che detengono sostanze pericolose in quantità superiori a soglie stabilite: l’impegno istituzionale sul tema strategico della sicurezza, formalizzato con la direttiva 82/501/CEE, si è rinnovato negli anni introducendo importanti e innovative scelte tecniche e gestionali mirate alla mitigazione del rischio di incidente rilevante. In Italia, lo strumento legislativo che recepisce la normativa comunitaria in tema di controllo dei pericoli di incidente rilevante è rappresentato dal DLgs 334/99 come modificato e integrato dal DLgs 238/05.
Gli adempimenti a carico del gestore ai sensi del DLgs 334/99 e s.m.i. presuppongono, da parte della/e autorità competente/i, due momenti di controllo resi espliciti dalla normativa: la valutazione del rapporto di sicurezza (art. 21) e la verifica ispettiva sul sistema di gestione della sicurezza (art. 25). Gli elementi caratteristici delle attività di istruttoria tecnica sono rappresentati dallo svolgimento di sopralluoghi in stabilimento, dalle valutazioni tecniche sulla corretta adozione di misure preventive e protettive e dall’individuazione di eventuali prescrizioni integrative per la riduzione del livello di rischio.
Le verifiche ispettive sul Sistema di Gestione della Sicurezza consistono invece in un esame pianificato e sistematico dei sistemi tecnici, organizzativi e di gestione applicati nello stabilimento, per garantire l’adozione di misure adeguate, tenuto conto delle attività esercitate nello stabilimento, per prevenire l’incidente rilevante e di disporre dei mezzi sufficienti a limitarne le eventuali conseguenze all’interno e all’esterno del sito.
La normativa Seveso non fissa livelli di accettabilità del rischio, pertanto la valutazione circa l’appropriatezza delle misure di sicurezza adottate dal gestore discende da una attenta e approfondita disamina della situazione impiantistica e gestionale posta in essere nello stabilimento. Nell’ambito delle attività di controllo dei pericoli di incidente rilevante, il confronto tecnico tra autorità competente e gestore diventa pertanto il punto nodale per poter operare nel perseguimento dell’obiettivo prioritario che è alla base delle direttive Seveso, ossia il complessivo e costante miglioramento del livello di sicurezza.



RADIAZIONI NON IONIZZANTI
Le sorgenti di maggiore interesse per l’esposizione della popolazione emettono campi elettrici e magnetici a frequenze ELF e campi elettromagnetici RF. Tra le prime vi sono gli elettrodotti e tutte le apparecchiature che, in quanto alimentate elettricamente, disperdono in ambiente campi elettrici e magnetici alla frequenza di 50 Hz e alle sue armoniche, tra le seconde vi sono tutti i dispositivi usati per le telecomunicazioni quali trasmettitori radiotelevisivi e stazioni radio base per telefonia mobile.  
Le informazioni relative alle suddette sorgenti e alle attività di controllo e monitoraggio dei campi elettromagnetici da esse generati sono contenute in un archivio informatizzato in Arpa Piemonte, dal quale è possibile estrarre le informazioni sintetiche che permettono di caratterizzare lo stato dell’ambiente per questo fattore di pressione.
In Piemonte la situazione 2009, confrontata con quella degli anni precedenti, è caratterizzata da alcune evoluzioni tecnologiche e normative che andranno a modificare il quadro ambientale sia in termini di impatto delle sorgenti sia di gestione del territorio e prevenzione.
Nulla da segnalare per quanto concerne l’esposizione della popolazione ai campi ELF, per quanto riguarda invece l’esposizione della popolazione ai campi a radiofrequenza, si segnala una situazione di rinnovamento degli impianti con l’uso delle nuove tecnologie di telecomunicazioni. In particolare, si è diffusa la presenza sul territorio di impianti per la televisione digitale terrestre, in previsione della sostituzione di tutti i sistemi analogici: tale sostituzione coinciderà con un generale depotenziamento degli impianti e dunque con una diminuzione dell’impatto in termini di livelli di esposizione.
Nel 2009 è stata pubblicata una direttiva tecnica per la semplificazione delle procedure autorizzative relative all’introduzione del digitale terrestre (DGR n. 24-11783 del 20 luglio 2009): tale direttiva regolamenta le procedure di autorizzazione che riguardano il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale, avvenuto ad oggi per il Piemonte occidentale, e che sulla base delle indicazioni della Comunità Europea avverrà su tutto il territorio regionale entro il 2012. In specifico essa prevede un iter semplificato oppure abbreviato per quegli impianti che, già in possesso di autorizzazione per l’analogico, rispettivamente implementano il digitale con una potenza inferiore a quella dell’analogico oppure passano al digitale modificando i parametri tecnici o installativi.
In merito ai sistemi broadcast analogici già esistenti sul territorio regionale (radio e televisioni), i fattori di pressione sono rimasti relativamente stabili, con un grado di criticità che in alcuni casi permane però elevato.
Un caso in particolare di problematicità persistente negli anni è quello del colle della Maddalena a Torino dove, nonostante le numerose ordinanze sindacali di riduzione a conformità e un procedimento penale in corso per alcune emittenti, permangono sia il superamento del limite d 20 V/m nel parco pubblico che il superamento del valore di attenzione all’interno di due palazzine residenziali. Solo presso questo sito sono state effettuate nel corso del 2009 ben 16 misure in banda stretta, 28 campagne di misure in banda larga e 9 monitoraggi in continua con centraline presso altrettante abitazioni.

Per una descrizione di temi più generali sull’argomento, quali caratteristiche delle sorgenti e metodi di valutazione dell’esposizione, si rimanda al rapporto 2008 pubblicato all’indirizzo
www.arpa.piemonte.it/upload/dl/Pubblicazioni/rapportoelettromagnetismo08.pdf



RADIAZIONI IONIZZANTI
Ogni attività antropica che utilizza radiazioni ionizzanti - impianti del ciclo del combustibile nucleare (piemontesi e transfrontalieri), attività industriali e in campo medico e della ricerca - può potenzialmente produrre un impatto radiologico sull’ambiente. Questo impatto viene valutato attraverso le reti di monitoraggio della radioattività ambientale, alle quali si possono sovrapporre controlli mirati per quanto riguarda particolari attività.
I risultati delle misure eseguite sui campioni prelevati nell’ambito delle reti di monitoraggio consentono di effettuare una stima della dose media alla popolazione del Piemonte.
Per informazioni di carattere generale sulle radiazioni ionizzanti e/o la consultazione di pubblicazioni specifiche si rimanda al sito www.arpa.piemonte.it alle sezioni “Radiazioni ionizzanti” e “Pubblicazioni”.


RIFIUTI

La produzione di rifiuti urbani in Italia negli ultimi anni si è stabilizzata, secondo il Rapporto Rifiuti 2009 di Ispra, su circa 32,5 milioni di tonnellate, mentre quella dei rifiuti speciali continua ad aumentare e, nel 2007, ha superato i 130 milioni di tonnellate.  
Di fronte a queste cifre è comprensibile che il problema della produzione e gestione dei rifiuti sia considerato fra i più urgenti da risolvere, sia attraverso la riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti prodotti, sia incrementando tutte le operazioni che possano limitarne la pressione sull’ambiente, quali il riutilizzo degli oggetti, il riciclaggio dei materiali, il recupero di energia.
E’ sicuramente orientata in tal senso la Direttiva 2008/98/CE sui rifiuti, in fase di recepimento in Italia, che prevede di incentivare il riutilizzo e il riciclaggio fissando dei limiti non più sulle percentuali di raccolta differenziata, ma sulle quantità di materiali effettivamente avviati al recupero.
Parallelamente, anche per ottemperare alla richiesta della Direttiva di attivare delle “misure volte a garantire la tracciabilità dalla produzione alla destinazione finale e il controllo dei rifiuti pericolosi”, lo Stato italiano ha definito un proprio sistema di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) che prenderà avvio entro il 2010.
In questo nuovo contesto normativo a livello europeo e nazionale, è interessante rilevare come in Piemonte si siano già ottenuti importanti risultati, in quanto si è raggiunta nel 2008 una percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani del 48,4%, contro il 30,6% del livello nazionale, e questo a fronte di una leggera flessione (-0,9%) nella produzione totale regionale.
Parallelamente, nel 2007, il recupero dei rifiuti speciali è stato pari al 78% di quelli complessivamente gestiti a livello regionale, rispetto al 60% circa raggiunto in Italia.


SITI CONTAMINATI

La Legge regionale 7 aprile 2000 n. 421 rappresenta l’atto normativo con cui la Regione Piemonte, esattamente dieci anni fa, si dotò dello strumento di programmazione e pianificazione previsto dalle norme nazionali all’epoca vigenti per la gestione dei siti contaminati: il “Piano Regionale di bonifica delle aree inquinate”. Prima di allora esisteva il Piano Regionale del 1991, redatto da Snamprogetti secondo i criteri del DM 16 maggio 19892, che prendeva in considerazione una serie di siti contaminati e potenzialmente contaminati predisponendo una lista di interventi da eseguire a “breve termine”, una lista di interventi a “medio termine” e infine una lista di interventi non più necessari (siti bonificati o messi in sicurezza). Sulla base di questi elenchi e delle informazioni contenute nel Piano del 1991 Arpa Piemonte, su incarico della Regione, aggiornò il Piano Regionale3 adeguandolo all’evoluzione della normativa ambientale e cercò di reperire le informazioni di approfondimento necessarie per costruire un indice di rischio relativo, vale a dire un indice in grado di fornire una priorità di intervento. In realtà già nel Piano del 1991 era stato introdotto un indice di priorità, tuttavia la carenza di dati aveva consentito il calcolo dell’indicatore per un numero assolutamente ristretto di siti (qualche decina). Durante la fase di aggiornamento, che durò alcuni anni, fu necessario da parte di Arpa e Regione un grande sforzo consistente nella sistematizzazione dei dati disponibili e nella realizzazione di attività di campo finalizzate ad acquisire nuove informazioni per arrivare, con il Piano del 2000, alla pubblicazione di una lista di 117 siti contaminati ordinati in funzione del valore di Indice di Rischio relativo.
In questi ultimi dieci anni la normativa ambientale in tema di bonifiche si è ulteriormente evoluta e le procedure amministrative sono state in qualche modo standardizzate: agli eventi potenzialmente in grado di generare situazioni di contaminazione hanno fatto seguito azioni di avvio delle procedure di bonifica previste dalla legge, consentendo la registrazione ufficiale degli eventi, contrariamente a quanto poteva accadere in passato. Si evidenziano pertanto un numero notevolmente più alto di casi censiti; l’aumento del numero di siti non deve tuttavia essere letto come un peggioramento della situazione (non bisogna dimenticare che l’anagrafe conserva in memoria anche i siti conclusi e già bonificati), quanto piuttosto come indice di una maggiore conoscenza del problema.
Attualmente, la gestione dei siti contaminati in Piemonte è affidata ad uno strumento dinamico quale l’Anagrafe Regionale dei siti contaminati, disponibile sulla rete Rupar della pubblica amministrazione e accessibile in un’apposita versione a tutti i cittadini interessati attraverso il sito extranet4.

1 “Bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati” (articolo 17 del DLgs 5 febbraio 1997, n. 22, da ultimo modificato dalla Legge 9 dicembre 1998, n. 426). Approvazione del Piano regionale di bonifica delle aree inquinate. Abrogazione della legge regionale 28 agosto 1995, n. 71” – pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte, supplemento al n. 15 del 12 aprile 2000.

2 Ministero dell'ambiente “Criteri e linee guida per l'elaborazione e la predisposizione, con modalità uniformi da parte di tutte le Regioni e Province autonome, dei piani di bonifica, nonché definizione delle modalità per l'erogazione delle risorse finanziarie, di cui alla Legge 29 ottobre 1987, n° 441, di conversione del DLgs 31 agosto 1987, n° 361, come modificata dalla Legge 9 novembre 1988, n° 475, di conversione del DLgs 9 settembre 1988, n° 397” - pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 maggio 1989, n° 121.

3 L’aggiornamento del Piano Regionale in realtà era già iniziato alcuni anni prima nell’ambito delle attività di aggiornamento del Piano Rifiuti curato da Ipla (Istituto per le piante da legno e l’ambiente) che, prima di Arpa, rappresentava il riferimento tecnico della Regione Piemonte.

4 http://extranet.regione.piemonte.it/ambiente/bonifiche/servizi/consultazione.htm