Qualità della vita


Foto: Carlo Maggiore




AMBIENTE URBANO
In Italia, la maggior parte della popolazione vive in aree urbane, si stima infatti che a risiedere nelle aree metropolitane sia il 75% della popolazione italiana e di conseguenza in città si consumi più del 70% dell’energia e si produca oltre l’80% delle emissioni antropiche di gas serra. Per questo motivo, le problematiche legate alla qualità dell’ambiente urbano sono quelle su cui nei prossimi decenni si giocherà la sfida ambientale, dove la programmazione strategica e politica dovrà concentrare i massimi sforzi per garantire una qualità della vita sostenibile.
Negli ultimi anni si è assistito al crescente interesse anche da parte del pubblico, e non solo delle istituzioni, nei confronti della qualità dell’ambiente urbano intesa come qualità della vita, compresa la sicurezza e la salute.
L’insieme di numerosi fattori, a partire dalla qualità dell’aria, dal trattamento dei rifiuti e dall’utilizzo razionale dell’acqua, sono non più trascurabili e lo conferma l’80% dei cittadini europei, che associano la qualità della vita ai fattori ambientali.
Come già proposto nelle scorse edizioni, anche quest’anno si è cercato di aggiornare gli indicatori ambientali disponibili a dettaglio comunale e di inserire nuovi stimoli di riflessione, con argomenti di attualità. I dati riportati nel capitolo confermano in tutti i settori un impegno diffuso per migliorare la qualità dell’ambiente e del vivere urbano.



RUMORE
Il rumore nuoce gravemente alla salute umana e interferisce con le attività quotidiane delle persone a scuola, al lavoro, a casa e nel tempo libero. Il rumore del traffico da solo danneggia la salute di quasi un terzo della popolazione europea. Un italiano su cinque è regolarmente esposto durante la notte a livelli sonori che potrebbero danneggiare la salute in modo significativo e la situazione in Piemonte non si discosta da queste percentuali.
La necessità di combattere l’inquinamento acustico è emersa in maniera evidente nei primi anni ’90, allorquando è stata emanata la prima norma di legge volta a regolamentare il rumore ambientale, ma solo con la promulgazione della Legge 447/95 e dei relativi disposti attuativi, emanati nell’arco di un decennio, il legislatore ha disciplinato la materia in modo organico e strutturato.
L’azione legislativa nazionale è stata affiancata da quella comunitaria, grazie alla promulgazione della Direttiva Europea 2002/49/CE, recepita in Italia dal DLgs 194/05, la quale impone agli Stati membri di elaborare piani d'azione per controllare e ridurre gli effetti nocivi dell'esposizione al rumore.
Nel 2009 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha predisposto le Linee Guida per il Rumore Notturno in Europa, nelle quali sono sistematizzate le conoscenze sugli effetti del dell’inquinamento acustico e sono indicate le raccomandazioni che i paesi europei dovrebbero adottare per contenere l’esposizione della popolazione, in particolare nel periodo notturno.
Il ruolo di Arpa è quello di fornire un supporto agli Enti pubblici coinvolti per tutte le fasi del processo di gestione dell’inquinamento acustico: dalla pianificazione alla prevenzione, dal controllo al risanamento.


AMBIENTE E SALUTE
L’obiettivo di promuovere e implementare il raccordo tra le politiche ambientali e le politiche sanitarie è stato auspicato a tutti i livelli istituzionali e normativi, a partire dall’attuale Piano d’azione ambientale comunitario 2004-2010, in cui le tematiche ambiente e salute rappresentano uno dei 4 settori prioritari di intervento, fino alla recente dichiarazione di Parma1 firmata dai Ministri italiani dell’Ambiente e della Salute, insieme al Direttore Generale dell’OMS per l’Europa, che per il raggiungimento di obiettivi generali di tutela della salute in campo ambientale indica la strada del “creare o rafforzare i meccanismi esistenti o le strutture che possano assicurare l’effettiva implementazione, promuovere azioni locali e assicurare la partecipazione attiva nel processo europeo sull’ambiente e la salute”.
Il Piano nazionale della Prevenzione (PNP) 2010-2012 richiama “alcune tematiche chiave della prevenzione, prima tra tutte quella del rapporto ambiente e salute e delle conseguenti attività di vigilanza e controllo”. Nel capitolo relativo alla prevenzione nella comunità viene esposto in dettaglio il concetto che “Guardare alla persona come centro dell'intervento di prevenzione, significa saperla leggere nel contesto in cui si trova, collocandola in una situazione dinamica di relazioni con le altre persone, ma anche con agenti biologici, chimici e fisici presenti nell'ambiente, e con le strutture abitative, ricreative, lavorative frequentate.
L’attenzione delle attività di prevenzione in ambito comunitario, secondo il PNP 2010-2012, va rivolta a due livelli:

  • - “la verifica del rispetto dei requisiti quali precondizioni per la tutela della salute e dell'ambiente (verifica di conformità): attiene a questo livello l'attività di controllo condotta dalle ASL su imprese, strutture sanitarie - socio-sanitarie, abitazioni e strutture di vita collettive, e le ispezioni di Arpa in relazione alla normativa ambientale regionale, nazionale ed europea

  • - il monitoraggio degli effettivi risultati in termini di protezione della salute: in questo senso vanno le indagini che si svolgono in caso di sospetto o al verificarsi di eventi "sentinella", ossia danni all'ambiente e alla salute, individuale e collettiva, che, in attuazione di tutte le misure preventive, non avrebbero dovuto verificarsi”.

Anche il Piano regionale della Prevenzione 2010-2010, nel capitolo dedicato agli ambienti di vita, richiama il fatto che “il coordinamento degli esperti di salute pubblica, di sicurezza alimentare e dell’ambiente, nonché l’integrazione tra diverse competenze (mediche, veterinarie, biologiche, tossicologiche, ecc.) costituiscono la strategia vincente nell’affrontare i problemi di salute pubblica”, confermando la centralità della cooperazione tra Enti deputati alla tutela della salute e dell’ambiente anche a livello regionale.

Nelle matrici ambientali intese come ambiente di vita (aria, acqua, suolo e agenti fisici) sono identificabili, infatti, condizioni di esposizione peculiari che comportano rischi per la salute dell’uomo. I differenti potenziali fattori di rischio possono essere compresenti e il loro effetto, singolo o variamente combinato, è oggetto di indagine in campo epidemiologico - ambientale. Gli effetti osservabili sul territorio possono essere attribuibili tuttavia anche a fattori non strettamente ambientali ma legati agli stili di vita, come le abitudini al fumo di sigaretta, i comportamenti alimentari, e non da ultimo, le esposizioni lavorative; oppure possono essere dovuti ad interazioni tra le due tipologie di fattori citati.

In tale ambito si è quindi deciso di rappresentare in questo volume la distribuzione delle principali patologie per le quali l’associazione con i fattori ambientali è giudicata possibile o probabile. L’analisi epidemiologica descrittiva condotta è stata sintetizzata attraverso una rappresentazione cartografica della distribuzione geografica delle patologie tralasciando il dato numerico ad eventuali approfondimenti che si rendessero necessari.

1“We will address these challenges by setting up or strengthening existing mechanisms or structures that can ensure effective implementation, promote local actions and ensure active participation in the European Environment and Health Process”. Parma Declaration on Environment and Health,  Parma 12.4.2010.