Qualità delle componenti ambientali


Foto: Carlo Maggiore



ARIA
Il sistema di rilevamento della qualità dell'aria è un utile strumento di conoscenza per la prevenzione dell'inquinamento atmosferico a tutela della salute umana e dell'ambiente.La prima rete pubblica di monitoraggi della qualità dell’aria in Piemonte nasce a Torino nel 1971 a seguito della Legge 615 del 13 luglio 1966.
Gli strumenti normativi in materia di qualità dell’aria e d’inquinamento atmosferico sono complessi e articolati e sono strutturati su diversi livelli che vanno dalle direttive comunitarie, alle norme nazionali per arrivare agli strumenti di governo locale. Data la quantità di elaborati che disciplinano la materia in oggetto di seguito si riporta una breve sintesi dei principali provvedimenti normativi attualmente vigenti.
I principi di base per la gestione e il rilevamento della qualità dell’aria sono stabiliti dal Decreto Legislativo 4/8/99 n° 351 “Attuazione della Direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente”, che ha recepito la Direttiva “quadro” in materia di qualità dell’aria 96/62/CE. Il DLgs 351/99 definisce un contesto generale e i principi di base per la gestione e controllo dell’aria ambiente rimandando a successivi decreti attuativi la definizione di valori limite, valori obiettivo, margini di tolleranza.
Il DLgs 351/99 ha modificato in modo qualitativo e quantitativo le strategie fino ad allora adottate per affrontare la complessa problematica relativa alla valutazione della qualità dell’aria nonché agli interventi da attuare per il suo miglioramento.
Il DM 13/4/02 n° 60 “Recepimento della Direttiva 1999/30/CE del Consiglio del 22 aprile 1999 concernente i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di zolfo, gli ossidi azoto, le particelle ed il piombo e della Direttiva 2000/69/CE relativa ai valori limite di qualità dell’aria ambiente per il benzene ed il monossido di carbonio” è il primo dei decreti attuativi previsti dal DLgs 351/99; esso ha ridefinito, per gli inquinanti biossido di zolfo, ossidi di azoto, benzene, particelle PM10, monossido di carbonio e piombo i metodi di riferimento, i valori limite sul breve e lungo periodo, fornendo così un valido strumento operativo in applicazione del DLgs 351/99 stesso. Il DLgs n° 183 del 21 maggio 2004 “Attuazione della Direttiva 2002/03/CE relativa all’Ozono nell’Aria”, con cui è stata recepita la DIR 2002/03/CE del 12/2/2002, rappresenta un ulteriore passo verso la nuova gestione della qualità dell’aria. Esso definisce per l’inquinante Ozono i nuovi valori limite sul breve e lungo periodo e abrogati i vecchi livelli di concentrazione previsti dai DM 25/11/94 e DM 16/5/96.
Il DLgs n° 152 del 3 Agosto 2007 “Attuazione della direttiva 2004/107/CE concernente l'arsenico, il cadmio, il mercurio, il nichel e gli idrocarburi policiclici aromatici nell'aria ambiente” ha definito i valori di riferimento per questi inquinanti.
La Direttiva europea 2008/50/CE del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, introduce un valore obiettivo annuale per la protezione della salute umana per il PM2.5.


ACQUA
Le risorse idriche svolgono molteplici funzioni ecologiche nel mantenimento degli equilibri ecosistemici e rappresentano una risorsa primaria per usi idropotabili, energetici, irrigui e industriali; sono tuttavia soggette ad alterazioni qualitative e quantitative determinate in prevalenza dalle attività antropiche. Pertanto la conoscenza della realtà della risorsa acqua, in un quadro di razionalizzazione, disponibilità e continuo aggiornamento sistematico delle informazioni, rappresenta il primo e fondamentale passo per la gestione integrata delle risorse idriche, finalizzato alla tutela, riqualificazione e sostenibilità ambientale.
In quest’ottica sono nate la Direttiva 2000/60/CE (WFD), che istituisce a livello europeo un quadro di riferimento per la definizione dei piani di gestione a scala di distretto idrografico finalizzati alla pianificazione delle misure necessarie per il raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati a livello europeo per le diverse categorie di acque superficiali (fiumi e laghi) e sotterranee, e la Direttiva 2006/118/CE, specificatamente dedicata alle acque sotterranee.
Le Direttive europee, recepite formalmente con Il DLgs 152/06, sono state concretizzate con l’emanazione  dei Decreti 16 giugno 2008 n° 131 e 14 aprile 2009 n° 56 per le acque superficiali, del DLgs 30/09 per le acque sotterranee e del Decreto 17 luglio 2009 relativo allo scambio delle informazioni necessari per ottemperare agli obblighi comunitari e nazionali in materia di acque. E’ attualmente in fase conclusiva l’iter per l’emanazione del decreto sulla classificazione delle acque superficiali.
Il nuovo quadro di riferimento normativo ha portato ad una revisione delle reti di monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee e delle relative attività secondo aspetti innovativi rispetto alle normative precedenti: il monitoraggio infatti è visto come uno strumento di convalida dell’analisi delle pressioni e del relativo rischio attribuito.
Infatti, sulla base dei risultati dell’analisi di rischio e delle indicazioni previste dalla WFD sono pianificate le attività di monitoraggio, che differiscono per finalità e modalità operative e si distinguono in monitoraggio di sorveglianza, operativo e di indagine.
Il nuovo monitoraggio presenta quindi caratteristiche nuove e un approccio innovativo, finalizzato a convalidare l’analisi delle pressioni insistenti sui Corpi Idrici (CI) e il rischio di non raggiungere gli obiettivi di qualità - buono stato - previsti dalla WFD al 2015.
I piani di monitoraggio sono rimodulabili negli anni in funzione dei risultati acquisiti e tutto il sistema nel suo complesso ha una maggiore flessibilità in termini di punti da monitorare, componenti chimiche e biologiche da ricercare, tipologia di monitoraggio e frequenze.


SUOLO
La situazione normativa europea sul tema della salvaguardia ambientale del suolo nel corso dell’ultimo anno non ha fatto alcun passo in avanti. La Commissione della Comunità Europea, concludendo un percorso iniziato nel 2002 con la COM(2002)179, aveva infatti approvato nel settembre del 2006 due importanti documenti sulla tutela del suolo, che potevano segnare un passo fondamentale verso quella nuova politica di protezione che traeva origine dal VI programma di azione in materia di ambiente. I due documenti erano la “Strategia tematica per la protezione del suolo” - COM(2006)231 e una “Proposta di Direttiva che istituisce un quadro per la protezione del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE” - COM(2006)232. Purtroppo il percorso di approvazione della Direttiva sembra essersi arenato nei meandri della politica comunitaria, ora impegnata in pressanti e importanti problemi collegati alla crisi economica mondiale.
Il permanere di un vuoto normativo a livello comunitario si traduce, ovviamente, in una carenza normativa anche a livello nazionale, dove la protezione del suolo continua a essere vista principalmente come lotta al dissesto idrogeologico, mentre gli altri fattori di degrado sono presi in considerazione nelle normative nazionali di settore (rifiuti, bonifiche, agricoltura,.) in modo spesso parziale e, a volte, contraddittorio.
La principale norma di riferimento è sicuramente il DLgs 152/06 e s.m.i., che nella parte terza “Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche” tratta la difesa del suolo dal punto di vista di limitazione del dissesto idrogeologico e lotta alla desertificazione. Nulla si dice su molti altri aspetti della risorsa suolo, soprattutto sulla possibile contaminazione chimica. Questo aspetto traspare però in un’altra parte della stessa norma, la quarta, dedicata ai rifiuti e alle bonifiche. Qui si possono cogliere due spunti interessanti, che sono già stati considerati il motore delle iniziative regionali di questi ultimi anni sul monitoraggio del suolo.
Il primo spunto deriva dall’art. 239, comma 3, del DLgs 152/06, ove si afferma che “Gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso sono disciplinati dalle Regioni con appositi piani, fatte salve le competenze e le procedure previste per i siti oggetto di bonifica di interesse nazionale e comunque nel rispetto dei criteri generali di cui al presente titolo.”  Questo riferimento è stato, in questi anni, il principale motore delle attività messe in campo dall’Arpa, su richiesta della Regione, nell’impostazione del monitoraggio ambientale dei suoli. La rete regionale è stata creata dall’Arpa proprio per cercare di fornire delle risposte rispetto alle problematiche sopra evidenziate e già allo stato attuale permette di avere una buona conoscenza del contenuto di metalli pesanti e della presenza di contaminanti organici nei suoli agricoli e naturali della nostra regione, riferendosi però ai soli suoli superficiali e operando su una rete a grande denominatore di scala.
Il secondo punto fa riferimento all’art. 240, comma 1, lettera b) dove, parlando delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC), si afferma “Nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in un'area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati”.
Il concetto di valore di fondo viene poi ripreso anche negli allegati al DLgs 152/06 che definiscono le modalità di applicazione della norma. È evidente che trattando il tema delle bonifiche, la norma fa riferimento a valori di fondo sito-specifici derivati da analisi di dettaglio condotte nell’intorno di siti sottoposti a procedure di bonifica. Tali valori devono essere determinati in stretta correlazione con le fasi di caratterizzazione del sito, e devono tener conto, oltre che della variabilità orizzontale, anche della variabilità verticale del suolo, per poter essere correttamente comparati con i valori riscontrati nel sito potenzialmente contaminato.
È perciò opportuno precisare che quando nell’ambito della rete conoscitiva descritta nel presente capitolo, si parla di valori di fondo, si sta parlando di valori calcolati, secondo metodologie riconosciute a livello internazionale, a grande denominatore di scala e riguardanti i suoli superficiali; questi valori, benché possano fornire delle interessanti indicazioni, non possono in alcun modo essere considerati sostitutivi dei valori di fondo sito-specifici citati dall’art. 240 del DLgs 152/06; essi possono, nel migliore dei casi, orientare le indagini sito specifiche richieste dalla norma.


NATURA E BIODIVERSITÀ
Per celebrare la vita sulla terra e il valore della biodiversità nelle nostre vite le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2010 Anno Internazionale della Biodiversità. In tale occasione il mondo è invitato a mettere in atto tutte le iniziative necessarie per salvaguardare la vita sulla terra. La biodiversità in tutti i suoi aspetti è infatti un valore inestimabile, la cui protezione è necessaria per garantire la sopravvivenza di tutte le forma di vita presenti sul nostro pianeta, compresa quella umana.

Le maggiori minacce al patrimonio naturale sono principalmente legate all’impatto delle attività umane e ad una richiesta di risorse naturali sempre meno compatibile con la conservazione degli ecosistemi naturali. Queste minacce portano ad una riduzione della biodiversità attraverso degrado, banalizzazione e scomparsa degli ecosistemi fino all’estinzione locale di specie maggiormente vulnerabili.
Per proteggere la biodiversità e combattere l’estinzione di specie animali e vegetali l’Unione Europea ha dato vita a Rete Natura 2000, un sistema di aree naturali e seminaturali di elevato valore naturalistico, costituita in base alle Direttive Habitat (92/43/CEE) e Direttiva concernente la conservazione degli uccelli selvatici (2009/147/CE). Nel capitolo Natura e Biodiversità viene presentato annualmente l’aggiornamento relativo alle aree di interesse naturalistico piemontesi relativo ad Aree Protette e Siti Natura 2000, che vede per il 2009 un incremento di territorio protetto nella provincia di Torino e di Verbania. Di fondamentale importanza, a livello normativo,  per il 2009 è sicuramente l’approvazione del “Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità” (Legge Regionale 19/2009) che si pone l’obiettivo di garantire la salvaguardia delle aree naturali e di tutelare la biodiversità presente sul territorio regionale, nel rispetto delle convenzioni internazionali e delle normative europee.
La salvaguardia della biodiversità non può prescindere dalla conoscenza del territorio regionale sia in termini di risorse naturali, sia di minacce a cui queste sono sottoposte. Un modo efficace per contrastare la perdita di biodiversità consiste nell’analisi e nella valorizzazione delle reti ecologiche locali, in particolare in contesti critici tipici di aree di pianura piemontese in cui l’antropizzazione del territorio è più marcata. Segue quest’ottica il lavoro presentato dal Parco del Po Torinese, che illustra l’attività, svolta nel corso del 2009, di indagine conoscitiva dei taxa e habitat riferiti alla Direttiva 92/43/CEE e lo studio delle connessioni ecologiche esistenti tra nodi ad alta valenza ambientale dell’area Parco.

Una altro elemento fondamentale per la tutela della biodiversità è rappresentato dalla disponibilità di banche dati relative ad aree o gruppi sistematici importanti per la ricchezza della biodiversità della nostra regione. A tale proposito si può citare il progetto di censimento della rete di aree umide regionali avviato dalla Regione Piemonte in collaborazione con Arpa, che rappresenta un importante strumento volto ad ottenere un quadro conoscitivo completo delle diverse tipologie di zone umide presenti ai diversi livelli territoriali, finalizzato alla salvaguardia e alla tutela di questi importanti elementi della rete ecologica ad alto valore naturalistico, componenti fondamentali per la conservazione della biodiversità.
L’introduzione di specie alloctone, potenzialmente invasive, costituisce un ulteriore fattore di minaccia per la biodiversità anche per le aree montuose, sempre più minacciate dall’invasione di piante esotiche diffuse dall’azione antropica; in questo contesto gli inventari a scala nazionale e locale costituiscono uno strumento scientifico fondamentale per la gestione delle invasioni biologiche. Il Progetto Regionale sulla diffusione delle piante esotiche in Piemonte, finanziato dalla Regione, Settore Pianificazione Aree Protette, e condotto dal Dipartimento di Biologia Vegetale dell’Università di Torino, ha avuto come scopi primari l’individuazione della distribuzione delle specie esotiche, degli habitat maggiormente alterati e delle cause dell’invasione
Un altro tra i fattori che influiscono sulla distribuzione della biodiversità è rappresentato dal cambiamento climatico. Arpa Piemonte è partner del progetto Interreg “Biodiversità: una ricchezza da conservare” la cui partecipazione è relativa all’ “Adattamento degli ecosistemi alpini e prealpini al cambiamento climatico” di cui il capitolo ne sintetizza l’attività. Sul tema dello studio dell’impatto del riscaldamento globale negli ecosistemi alpini si inserisce il progetto di ricerca dell’Università di Torino all’interno del Parco delle Alpi Marittime, focalizzato sull’analisi delle variazioni nelle comunità di lepidotteri diurni negli ultimi 30 anni.