Rischi naturali


 

Per visualizzare le serie storiche degli indicatori di rischi naturali:

http://rsaonline.arpa.piemonte.it/indicatori/rischi_naturali

 



Criticità idrologiche e idrauliche

L’analisi, condotta a scala regionale, evidenzia il numero di situazioni in cui si è verificato un evento di moderata o elevata criticità per il rischio idrogeologico e idraulico (livelli 2 e 3) in almeno una zona di allerta, ai sensi della classificazione adottata in Piemonte dal “Disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile” approvato con Delibera di Giunta Regionale del 23 marzo 2005, n. 37-15176.

Nel corso del 2009 il Piemonte è stato colpito da un evento alluvionale a fine aprile e da diversi episodi temporaleschi durante l’estate.
Nelle giornate del 26-27 e 28 aprile 2009, precipitazioni intense e diffuse hanno investito il Piemonte coinvolgendo in particolare la fascia alpina e prealpina nord-occidentale della regione, le pianure meridionali e i rilievi collinari a sud del Po, determinando condizioni di moderata criticità sui versanti e sulla rete idrografica.
Le precipitazioni, piovose al di sotto dei 1.300-1.400 m, hanno determinato un generalizzato superamento delle soglie pluviometriche di moderata criticità, generando l’innesco di fenomeni franosi sui versanti, e l’innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, che in alcuni casi hanno raggiunto il livello di elevata criticità, in particolare sui bacini del Piemonte meridionale.
Le precipitazioni più intense si sono avute lungo l’arco alpino compreso tra la Valle Ossola, la Val Sesia e la fascia pedemontana del Biellese e del Canavese: oltre 360 mm a Sambughetto nel Comune di Valstrona, 350 mm a Sabbia e 260 mm circa a Piano Audi nel Comune di Corio. Nella pianura cuneese e nella pianura torinese le precipitazioni intense si sono avute soprattutto il 26 e il 27 aprile, con massimi di circa 150 mm a Cuneo e 132 mm a Front; la pianura settentrionale (VC-NO) è stata interessata dalle piogge anche per tutta la giornata del 28, con massimi di circa 220 mm.
Il bollettino di allerta meteorologica emesso sabato 25 aprile prevedeva Criticità Moderata per piogge diffuse sulle zone di allerta A, B, G, H e di Criticità Ordinaria per piogge diffuse sulle zone di allerta C, F, I, L.

 

 

L’evento è giunto a seguito di un periodo di precipitazioni prolungate e di forte innevamento che perdurava, di fatto, dal novembre 2008 e tra l’altro l’aprile 2009 è risultato il terzo più piovoso nell’ultimo secolo con 300 mm medi sul Piemonte. In particolare, la pioggia media areale sul bacino del Tanaro con 288 mm e della Bormida con 277 mm si colloca al secondo posto delle piogge di aprile dell’ultimo secolo.

Durante l’evento c’è stata una significativa risposta dei corsi d’acqua appenninici e di pianura in tutta la regione, del Lago d’Orta e, in misura inferiore, del Lago Maggiore.
I corsi d’acqua maggiormente colpiti sono stati quelli del settore meridionale: Bormida, Belbo e medio-alto Tanaro. In misura inferiore si sono avuti fenomeni di piena anche nel settore settentrionale: Cervo e basso Sesia; e nel settore occidentale: Po a Torino. Le onde di piena hanno raggiunto la massima criticità nelle sezioni di pianura e in particolare nel nodo idraulico di Alesssandria in corrispondenza della confluenza Bormida-Tanaro e a valle fino alla confluenza Tanaro-Po.
Nel tratto di pianura della Bormida, la piena ha raggiunto il secondo massimo storico negli ultimi 15 anni dopo quella del novembre 1994 con un livello al colmo di 4.45 m e una portata stimata pari a circa 1700 m3/s a Cassine. Le portate statisticamente più significative sono risultate quelle del Tanaro dove si sono raggiunti i 30 anni di tempo di ritorno a Farigliano e 30-40 anni a Montecastello. Lungo l’asta del Po la piena si è mantenuta su valori intorno ai 5 anni fino a Crescentino, mentre le portate relative a Isola S. Antonio e Ponte Valenza sono state caratterizzate da un tempo di ritorno rispettivamente di 30-40 e 20 anni.

Nelle prime ore della mattina di venerdì 17 luglio 2009 un temporale si è abbattuto sul nord del Piemonte, colpendo in particolare la Provincia del Verbano Cusio Ossola.
I pluviometri che hanno registrato i quantitativi maggiori di pioggia sono stati Pallanza e Unchio Trobaso, entrambi situati nel Comune di Verbania, con circa 250 mm il primo e 240 mm il secondo, mentre la massima intensità di pioggia per la durata di un’ora, 96 mm/h, è stata registrata da Someraro (Comune di Stresa).

Il pomeriggio-sera del 7 agosto 2009, un evento temporalesco si è verificato in Alta Valle di Susa (Comune di Bardonecchia), determinando fenomeni torrentizi parossistici lungo alcuni corsi d’acqua minori. Il temporale ha dato luogo ad un totale di pioggia al suolo pari a 50 mm sulla zona in cui nasce il Torrente Frejus.
L’evento è stato caratterizzato da celle temporalesche, non particolarmente violente, con durate inferiori all’ora e apporti di pioggia modesti, che si sono formate sul confine nazionale interessando i pendii in quota del versante italiano.


 

Nelle prime ore del 26 agosto 2009 sulle aree nordoccidentali del Piemonte precipitazioni forti e violente raffiche di vento associate hanno interessato in particolare i Comuni di Favria e Oglianico, in Provincia di Torino, e alcuni comuni limitrofi poco dopo le ore 00:00 UTC del 26 agosto 2009. La cella temporalesca, in arrivo da sud-ovest, è transitata sui Comuni di Favria e di Oglianico tra le 00:05 UTC e le 00:15 UTC, spostandosi successivamente verso nord-est. Il pluviometro della Rete di Monitoraggio Regionale, collocato presso il Comune di Vialfrè (TO) a circa 11 km dalle zone colpite, ha registrato infatti l'arrivo del temporale alle 00:24 UTC, misurando un'intensità massima di precipitazione al minuto di 108 mm/h tra le 00:27 UTC e le 00:29 UTC.

 
Processi fluviali e torrentizi

Per il 2009 sono da segnalare i processi fluviali e torrentizi, e i conseguenti effetti al suolo, sviluppatisi a seguito delle piogge del 26–28 aprile sul Piemonte centrale e degli eventi temporaleschi del 17 luglio e del 7 agosto che hanno colpito rispettivamente la zona del Mottarone (provincia di Verbania) e  l’alta Val di Susa, in particolare la zona di Bardonecchia.
I rapporti d’evento  (Evento meteopluviometrico del 26-28 aprile 2009, Rapporto sull’evento temporalesco del 17 luglio 2009, Rapporto sull’evento temporalesco del 7 agosto 2009 in alta Val Susa), scaricabili dal sito internet dell’Agenzia, riportano con discreto dettaglio i principali processi ed effetti registrati. Le sintesi qui riportate sono derivate dai rapporti d’evento citati.

 
Processi ed effetti conseguenti all’evento del 26-28 aprile 2009

Le piogge del 26-28 aprile hanno causato piene dei corsi d’acqua del Piemonte centro meridionale (Po, Tanaro e alcuni dei suoi affluenti)
Il fiume Tanaro è esondato in più punti, in particolare nel tratto a valle di Asti, interessando soprattutto terreni agricoli. Dal punto di vista delle portate (stimate tra i 3.200 e i 3.500 m3/s alla sezione di Montecastello), l’evento si configura certamente come il più gravoso dopo quello del novembre 1994. Le opere di difesa realizzate dopo quell’evento hanno contenuto le inondazioni in una fascia confrontabile con quella inondata dalla piena del 7-10 ottobre 1996, di portata  decisamente inferiore (2.300 m3/s, ad Alessandria).
In provincia di Alessandria, il fiume Tanaro ha inondato in golena terreni ed edifici (complessivamente una quarantina), con altezze idrometriche sul piano campagna fino a 2-3 metri, per una sezione allagata complessiva di circa 2 km tra Solero (in sponda sinistra) e Villa del Foro-Casalbagliano (in sponda destra). Nel comune di Alessandria sono state allontanate in via precauzionale dalle proprie abitazioni circa 6.000 persone, nei quartieri Orti e Cittadella, già pesantemente colpiti dall’inondazione del novembre 1994.
Tra gli affluenti del fiume Tanaro, da segnalare le inondazioni operate dai torrenti Borbore, Versa, Triversa, Belbo e del suo affluente Tinella (provincia di Asti e di Cuneo). Le inondazioni hanno causato soprattutto interruzioni alla viabilità e hanno interessato aree agricole e, più limitatamente, nuclei abitati e produttivi.

 

 

Le piene del Borbore, del Versa e del Triversa hanno modellato gli alvei, con ampliamenti delle sezioni per erosioni di sponda, in alcuni casi anche particolarmente significative.
Infine, il fiume Bormida di Millesimo è esondato in più punti, pur interessando soltanto terreni agricoli.
Le precipitazioni di fine aprile in provincia di Torino hanno determinato piene importanti di alcuni corsi d’acqua minori, quali il torrente Banna di Santena e i suoi affluenti principali. Allagamenti diffusi sono stati causati anche da rogge e dal ristagno di acque meteoriche.
Le criticità riscontrate sono da ricondurre in molti casi ad attraversamenti ubicati in prossimità di confluenze tra rii; tale combinazione nel contesto morfologico considerato, caratterizzato da pendenze molto basse e direttrici di drenaggio scarsamente affermate, sfavorisce notevolmente lo smaltimento dei deflussi di piena.
Nell’abitato di Villastellone le acque del rio Stellone hanno raggiunto alcuni edifici in sinistra idrografica, provocando allagamenti a locali posti a pianoterra e semi-interrati.

 

 

A Torino, la piena del fiume Po è transitata contenuta entro l’alveo, rioccupando le fasce laterali, in cui trovano posto bar e infrastrutture varie per il tempo libero.

 

 

Nella pianura novarese, infine, si sono verificate limitate esondazioni del torrente Agogna con modeste inondazioni e interruzione della viabilità.

 
Processi ed effetti conseguenti all’evento temporalesco del 17 luglio 2009

Nelle prime ore della mattina di venerdì 17 luglio 2009 un temporale si è abbattuto sul nord del Piemonte, colpendo in particolare la Provincia del Verbano Cusio Ossola.
Il 7 e 8 luglio 1996 nell’area Omegna-Mottarone si sviluppò un evento alluvionale con precipitazioni che, per distribuzione e intensità, sono comparabili con quelli dell’evento del luglio 2009.
A fronte di precipitazioni comparabili, il quadro degli effetti al suolo è stato però ben diverso.  Mentre nel luglio del 1996 si ebbero ingenti danni a causa di numerose colate detritiche, nel 2009 i danni sono stati limitati e dovuti perlopiù ad allagamenti causati dalle difficoltà di smaltimento delle acque piovane da parte della rete idrica.
Nel 2009 le colate detritiche hanno avuto minore sviluppo e, là ove si sono innescate, sono state arrestate dalle opere di difesa realizzate dopo il 1996.
Le opere di trattenuta costruite dopo l’evento del 1996 hanno sicuramente contribuito alla mitigazione dei danni, inoltre, l’evento del 1996 aveva causato la quasi totale rimozione del materiale mobilizzabile, sia in alveo, sia lungo le sponde. Le caratteristiche geologiche della zona colpita fanno sì che i bacini presentino, in generale,  tempi di ricarica piuttosto lunghi (>>10 anni) per cui è probabile che, nel 2009, vi fosse meno materiale mobilizzabile, rispetto al 1996.  Un ulteriore elemento che potrebbe aver determinato una differenza di comportamento dei bacini tra il 1996 e il 2009 sono gli incendi boschivi che, come noto in letteratura, alterano, anche se in modo non permanente, le caratteristiche idrologiche di un bacino. Nelle colate detritiche dell'evento del 1996 erano presenti resti arborei e arbustivi con segni di carbonizzazione, mentre nel 2009, gli incendi boschivi in queste aree sono stati assenti o trascurabili.

 
Processi ed effetti conseguenti all’evento temporalesco del 7 agosto 2009

L’evento temporalesco verificatosi in alta Valle di Susa (comune di Bardonecchia) il pomeriggio-sera del 7 agosto 2009 ha determinato fenomeni torrentizi parossistici lungo alcuni corsi d’acqua minori. In particolare processi di colata detritica si sono verificati nei bacini idrografici dei torrenti Frejus e Rochemolles (v. foto).
I danni più rilevanti sono stati riscontrati sul conoide del Rio Fourn (Loc. Rochemolles), dove sono stati alluvionati alcuni edifici e distrutte due opere di attraversamento, e sul conoide del torrente Frejus, dove in più punti sono state coinvolte opere viarie e di attraversamento.
La colata di fango e detriti che ha interessato il torrente Frejus nell’agosto 2009 si inserisce in un quadro del dissesto ben noto, in cui ricadono anche i significativi processi ed effetti registrati nelle estati 2004 e 1997, ben documentati nel Sistema Informativo Geologico di Arpa Piemonte. Le notizie storiche e i documenti tecnici recenti indicano chiaramente che tali fenomeni si verificano con elevata frequenza soprattutto nel periodo estivo (da maggio a settembre), procurando ogni volta danni di varia gravità. L’innesco di piene torrentizie impulsive e violente con forte carico solido è da imputare alla localizzazione del centro di scroscio, caratterizzato da valori di picco dell’intensità di pioggia, in corrispondenza di zone caratterizzate da grande quantità di materiali detritici mobilizzabili in alveo e/o sui versanti.
Le rocce che costituiscono il substrato pre-quaternario del bacino del Rio Fourn (Rochemolles) consistono in scisti carbonatici localmente ricchi di alternanze filladiche: tali caratteristiche determinano, come per il bacino del torrente Frejus, condizioni particolarmente favorevoli all’innesco di fenomeni di colata detritica in occasione di rovesci a carattere temporalesco. Tali fenomeni, come registrato nel caso del 16 luglio 2006, rappresentano un serio pericolo per l’abitato di Rochemolles.

 

 
Box 1 - L’evento meteopluviometrico di aprile 2009 a confronto con gli eventi precedenti

L’analisi delle informazioni residenti nella Banca Dati di Arpa Piemonte sui processi e sugli effetti indotti da eventi alluvionali segnala come, considerando solo il XX secolo, siano una settantina gli anni in cui ad aprile si è verificato almeno un fenomeno di dissesto (figura a). Gli eventi che hanno interessato cinque  o più comuni,  per escludere i fenomeni localizzati, sono invece una ventina (figura b).

 

Dall’analisi effettuata mese per mese emerge ad esempio che nel XX secolo per 68 anni si è verificato almeno un fenomeno di instabilità nel mese di aprile.

 

 

Dal punto di vista della distribuzione dei fenomeni, per quanto riguarda i processi legati alla rete idrografica, nel periodo considerato, sono stati maggiormente colpiti i bacini alpini centro settentrionali, in particolare quello della Dora Riparia, mentre nella pianura piemontese si sono registrate inondazioni, in particolare ad opera di Po, Tanaro, Dora Baltea  e di alcuni tributari minori del fiume Po, a sud di Torino. Gli alti bacini  settentrionali (Stura, Soana) e nord orientali (alto bacino del Sesia, Ossola) sono stati interessati soprattutto da frane, fenomeni localizzati e puntuali, ma, spesso, ugualmente gravi. A tale riguardo si ricorda il crollo verificatosi in Val Formazza, il 19/4/2009, in località Ponte.
Movimenti di versante interessano anche i bacini montani meridionali e i settori collinari del Piemonte centro meridionale.
La figura  c mette a confronto la distribuzione dei comuni interessati dall’evento dell’aprile 2009 con quelli per i quali si hanno informazioni su danni per processi avvenuti nello stesso mese.
Si osservi come la distribuzione della tipologia dei fenomeni (frane, piene fluviali e torrentizie) ricalchi per l’evento del 2009, quanto precedentemente esposto per gli eventi di aprile del XX secolo.

 

 
Processi di versante

Se si escludono le frane d’evento (per lo più frane di tipo superficiale a carico delle coperture detritico-colluviali e fenomeni di crollo), che si verificano immediatamente a seguito di precipitazioni intense e concentrate, i fenomeni franosi generalmente si sviluppano o evolvono con un certo ritardo rispetto all’evento pluviometrico e di norma risentono delle condizioni meteopluviometriche che hanno preceduto l’evento stesso.
L’anno 2009 è stato caratterizzato da abbondanti precipitazioni nevose in inverno e da significative precipitazioni primaverili, fra cui si evidenzia l’evento meteopluviometrico del 26-28 aprile. In primavera, all’effetto diretto delle precipitazioni di stagione si è sommato, sia in ambiente montano che collinare, il contributo derivante dalla fusione del copioso manto nevoso.
Nel corso dell’anno, pertanto, numerosi fenomeni franosi riconosciuti dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) hanno manifestato significative accelerazioni, alcuni già a partire dai primi mesi invernali (frane per scivolamento planare nelle Langhe Cuneesi e Astigiane, frane per colata nell’area alessandrina), altri in concomitanza dell’evento meteopluviometrico del 26-28 aprile, altri ancora successivamente ad esso, in fase estiva (fenomeni franosi di elevata estensione perlopiù in ambiente alpino), come l’imponente attivazione della frana complessa di Grange Orgiera a Sampeyre che a luglio 2009, in assenza di significative precipitazioni, ha comportato il seppellimento di una stalla e della strada comunale di accesso e l’emissione da parte del Sindaco di un’ordinanza di sgombero precauzionale delle sottostanti borgate (v. box 2).

I principali processi di versante, e i relativi effetti al suolo, verificatisi in occasione degli eventi meteopluviometrici che hanno interessato la regione sono descritti nei rapporti d’evento (Evento meteopluviometrico del 26-28 aprile 2009, Rapporto sull’evento temporalesco del 17 luglio 2009), scaricabili dal sito internet dell’Agenzia.
In occasione dell’evento di aprile 2009 si sono registrati diffusi effetti al suolo conseguenti ai processi di versante. Molti fenomeni franosi sono avvenuti nella zone delle Langhe Cuneesi, sulla Collina di Torino, nell’astigiano e in parte dell’alessandrino. Si è trattato per lo più di frane per fluidificazione delle coperture superficiali che hanno generato colamenti rapidi e hanno procurato danni e interruzioni in molti punti della rete viaria.
L’evento temporalesco del 17 luglio 2009 ha fatto registrare un singolo caso di frana, verificatosi il 18 luglio alle ore 01:30 nel Comune di Valstrona (VB) a ridosso delle abitazioni di Luzzogno. La causa scatenante il dissesto è stata lo sradicamento di un albero, causato a sua volta dal forte vento, che ha mobilizzato un blocco lapideo disarticolato di circa 2-3 m3.

La registrazione dei principali processi di versante verificatisi nel corso del 2009 si è resa possibile grazie alla raccolta delle segnalazioni, con verifica diretta tramite sopralluoghi sul territorio, e all’analisi dei dati strumentali provenienti dalla Rete Regionale di Controllo dei Movimenti Franosi (RERCOMF). Entrambe le attività consentono all’Agenzia di aggiornare, periodicamente, il Sistema Informativo Frane del Piemonte (SIFRAP, figura 15.5).

 

 

Occorre inoltre evidenziare che la RERCOMF, attraverso l’esecuzione di letture manuali semestrali su circa 300 frane e la successiva elaborazione e trasmissione dei dati direttamente ai Comuni coinvolti, contribuisce a mantenere viva nel tempo una certa attenzione al territorio e nello specifico allo stato di attività dei fenomeni franosi.
La figura 15.6 e la tabella 15.1 mettono in evidenza come una significativa percentuale di fenomeni franosi monitorati facciano registrare movimenti in atto.
La RERCOMF include anche 25 postazioni inclinometriche a sonde fisse che garantiscono, in un unico punto di ciascuna frana monitorata, la registrazione in continuo (ogni 1-6 ore) di misure di spostamento. La figura 15.7 riporta i grafici spazio/tempo (periodo gen2008-dic2009) relativi alle postazioni più significative. Relativamente all’anno 2009 è interessante notare come alcuni fenomeni franosi dell’area alessandrina e delle Langhe Cuneesi si siano attivati già durante i mesi invernali 2008-2009 (azione diretta di precipitazioni piovose, mentre a più alta quota nevicava; oppure precoce fusione del manto nevoso). Si osserva inoltre come pressoché tutti i fenomeni franosi di Piemonte nord e sud considerati abbiano risentito, con minore o maggiore ritardo in funzione del tipo di fenomeno, dell’evento meteopluviometrico del 26-28 aprile 2009. Una frana alessandrina mostra infine un’accelerazione anche nei primi mesi invernali 2009-2010.

 

 

 

 

 
Box 2 - La frana di Grange Orgiera, Comune di Sampeyre

Nel corso dell’estate 2009 un esteso settore di versante, nel comune di Sampeyre ubicato nella media Valle Varaita, a monte dell’abitato di Villar (quota 1.090 m), è stato interessato da un fenomeno franoso contraddistinto da un’attività molto significativa (v. foto).
L’area è già nota per eventi franosi avvenuti in passato e ancora ben riconoscibili sia sul terreno sia attraverso lo studio delle foto aeree. A scala di versante il settore sinistro idrografico della valle, a monte degli abitati di Villar e Casteldelfino, è interessato da una estesa deformazione gravitativa profonda che coinvolge circa 20 km2 di territorio. In questo contesto si inserisce la frana di Grange Orgiera che rappresenta la riattivazione di un movimento gravitativo più esteso, ma analogo per tipologia, a sua volta sovrapposto ad una frana di tipo complesso il cui accumulo ha raggiunto in epoca storica (1665) il fondovalle.
Si tratta di un frana complessa, inquadrabile come scivolamento rotazionale con evoluzione in colamento, che coinvolge materiale detritico di varia pezzatura in abbondante matrice argillosa; complessivamente il dissesto, perimetrato mediante l’ausilio del GPS, ha interessato una superficie di circa 0,40 km2. La zona di distacco è situata ad una quota di circa 2.140 m e presenta uno sviluppo di circa 850 m; il fronte dell’accumulo è posizionato alla quota di 1.720 m, in corrispondenza delle Grange Orgiera (v. foto), e si estende per circa 650 m. Il nuovo fenomeno franoso è stato inserito nel SIFRAP (Sistema Informativo Fenomeni Franosi in Piemonte) gestito da Arpa Piemonte.
Segni di attività della frana sono stati osservati a partire dalla fine del mese di giugno, ma i primi dati certi di movimenti risalgono al 7 luglio. In 20 giorni, a partire da tale data, si è registrato uno spostamento del fronte tra i 60 e gli 80 metri; gli incrementi maggiori di movimento si sono verificati tra il 15 e il 25 di luglio.
Il fronte dell’accumulo ha asportato la strada di accesso alle Grange Orgiera per un tratto di circa 170 metri e ha distrutto una stalla della borgata stessa (v. foto). Cautelativamente, dal 22 luglio, le borgate di Ciampanesio, Pui, Vernè e Dovi sono state soggette ad ordinanza di evacuazione, progressivamente revocata nel mese di agosto in relazione al rallentamento della frana stessa.
Le cause predisponenti al movimento franoso in atto sono da ricercare nella costituzione litologica del versante e nella presenza di estesi e potenti accumuli di materiale fine, limoso-argilloso; le cause innescanti sono individuabili nelle intense precipitazioni nevose dell’inverno 2008/2009 e nelle successive piogge primaverili che hanno determinato una completa saturazione degli orizzonti a componente argillosa presenti nel sottosuolo.

Nell’ottica di porre sotto controllo strumentale il fenomeno franoso e di ottenere quindi informazioni sulle velocità di movimento di alcuni settori del versante, è stato allestito da parte dell’Agenzia, in accordo con l’Amministrazione comunale, un sistema di monitoraggio mediante una rete di capisaldi topografici GPS e distanziometrici.
Le letture di esercizio effettuate nel corso dell’autunno 2009 hanno evidenziato che il settore medio-alto del fenomeno franoso è ancora interessato da un significativo stato di attività. In linea di massima, la frana sarà in futuro oggetto di letture a cadenza semestrale/annuale.

 

 

 

 

 
Valanghe spontanee - stagione invernale 2008/2009

L’inverno 2008-2009 si è contraddistinto per le copiose e frequenti nevicate che hanno determinato, in alcuni casi, momenti di vera emergenza. La più estesa su tutto il territorio regionale, dalle conseguenze maggiori sulle attività umane e sulle urbanizzazioni, è stata senza dubbio a metà dicembre 2008. In questa circostanza la popolazione delle vallate montane e pedemontane ha vissuto una situazione che non si verificava almeno dagli anni 60-70 e, se si considera l’estensione areale e il fatto che sia successo a dicembre, inizio inverno, da almeno i primi del ventesimo secolo: strade bloccate dagli enormi spessori di neve, difficili da sgomberare, in moltissime vallate interrotte nelle zone pedemontane a scopi preventivi, borgate isolate ed evacuate, servizi primari quali elettricità e linee telefoniche interrotti, rete ferroviaria bloccata, molti edifici sottoposti a carichi eccessivi, che hanno richiesto un immediato intervento della popolazione per lo sgombero dei tetti, che rischiavano di implodere sotto il peso della neve (v. foto).

 

 

Nel corso della stagione altri momenti sono stati impegnativi per le popolazioni montane, che hanno più volte dovuto convivere con strade interrotte dalle valanghe e servizi difficili da sostenere come scuole chiuse, borgate irraggiungibili, flusso turistico interrotto.
Arpa Piemonte, tramite i suoi tecnici e i numerosi collaboratori presenti sul territorio, quali agenti dei parchi, Guardia di Finanza, Soccorso Alpino e componenti delle Commissioni Locali Valanghe, ha raccolto i dati relativi alle valanghe spontanee cadute durante tutta la stagione invernale, per aggiornare il data base georiferito e pubblicato attraverso il SIVA1 (figura 15.8).

 

 

Durante la stagione invernale 2008-‘09 sono state segnalate, oppure osservate le tracce e i danni durante sopralluoghi a tappeto eseguiti nel periodo estivo e autunnale, 1.078 valanghe, 634 a dicembre 2008, 444 tra gennaio e fine aprile 2009, per un totale complessivo di 1.192 segnalazioni di danni.

Nella figura 15.9 sono dettagliati il numero delle segnalazioni divise per mesi, dove si può osservare che dicembre 2008 è stato il mese dove si sono verificate il maggior numero di valanghe, dalle dimensioni e conseguenze senza dubbio peggiori, ma che, tuttavia, la stagione invernale ha riservato altri periodi valanghivi importanti, soprattutto a fine aprile. Il dato concentrato nelle segnalazioni con “data non certa” si riferisce a valanghe osservate in zone montane non abitate durante il periodo invernale, dove i danni delle valanghe sono stati osservati solo dopo la fusione del manto nevoso nei mesi estivi durante sopralluoghi dei tecnici oppure dai proprietari o gestori di alpeggi che hanno trovato le malghe distrutte o danneggiate. La figura 15.10 riporta i numeri complessivi e le percentuali dei danni, divisi per tipologia, dove si può osservare che il 41,36% delle valanghe non ha provocato danni, ma il 29,11% ha interessato aree boscate e alcune, con essenze secolari, sono state distrutte. Solo il 3,52% dei danni ha interessato edifici civili, tuttavia non si tratta del numero assoluto di case interessate, ma la percentuale delle segnalazioni sul totale dei danni: ad esempio il danno “edifici civili” indicato nell’evento di dicembre 2008 associato al sito valanghivo di Ceresole Reale, è 1 segnalazione, ma a questa si riferiscono ben 6 case severamente danneggiate o distrutte completamente e una dozzina lievemente danneggiate.

 

 

 

1 SIVA: Sistema Informativo Valanghe. All’indirizzo:
http://marcopolo.arpa.piemonte.it/website/geo_dissesto/w_arpa_ib_valanghe/viewer.htm. sono presenti le carte tematiche delle valanghe, distinte, in base all’approccio metodologico di redazione utilizzato, in Carte di Localizzazione Probabile delle Valanghe (CLPV) e in Carte dei Siti Valanghivi (CSV), rilevate e redatte alla scala media 1:25.000 con preliminare studio fotointerpretativo di immagini aeree estive.

 
Vittime e incidenti da valanga nella stagione invernale 2008/2009

Nella stagione 2008/2009 si sono registrati 11 incidenti di cui 2 mortali per un totale di 5 vittime, a fronte di un valore medio annuo di 4 incidenti e 3 vittime (figure 15.11).
Se si considera l’eccezionale innevamento registrato nel corso di tutta la stagione con nevicate precoci di notevole rilevanza e una conseguente attività valanghiva spontanea decisamente sostenuta, anche con valanghe di grandi dimensioni che hanno spesso raggiunto i fondovalle a seguito degli eventi principali (14-17 dicembre e 26-28 aprile) il bilancio degli incidenti e delle vittime avrebbe potuto essere ben più critico.
Le condizioni di pericolo sono state per lo più legate alle forti nevicate, durante le quali la pratica dello sci alpinismo è naturalmente assente o ridotta, e, in particolare nel mese di dicembre, ad una forte attività eolica, causa di una irregolare distribuzione del manto nevoso e della formazione di lastroni, poco consolidati e scarsamente coesi con gli strati sottostanti, noti come principale causa degli incidenti da valanga.
Cinque degli undici incidenti rilevati si sono verificati a inizio inverno, nella prima metà di dicembre, sull’arco alpino occidentale. Tre di essi, di cui uno ha causato la morte di 4 sci alpinisti esperti, si sono verificati nel ponte festivo dell’8 dicembre, caratterizzato da tempo bello e soleggiato dopo le serie di perturbazioni associate a forte venti da NW. Il quarto, anch’esso mortale con una vittima, si è verificato il 15 dicembre durante l’evento di nevicate intense del 14-17 (figura 15.12).
I restanti incidenti, dal 31 gennaio al 13 aprile, hanno avuto una ampia distribuzione geografica dalle Alpi Marittime alla Valle Ossola.
E’ da notare che quattro degli incidenti della stagione si sono verificati sulle vie di comunicazione nel periodo di intense precipitazioni. In due casi si è trattato di strade sterrate secondarie; nei restanti, in Val Chisone e Val Varaita, di strade regionali, in cui sono state coinvolte autovetture, senza danni per i passeggeri.

 

 

 
Attività sismica

Arpa Piemonte dispone di una rete di stazioni automatiche teletrasmittenti in tempo quasi-reale per il monitoraggio dell’attività sismica, afferenti alla rete sismica regionale per l’Italia nordoccidentale (RSNI:Regional Seismic network of Northwestern Italy). Nel corso del 2009 sono stati rilevati dalla rete 1.170 eventi sismici locali o regionali, di cui 777 con magnitudo superiore o uguale a 1 (figura 15.13 - tabella 15.2). Vengono inoltre riportati i principali parametri relativi agli eventi con la magnitudo più elevata per ciascun intervallo di distanza degli epicentri dai limiti regionali (tabella 15.3).
Si evidenzia in particolare in Piemonte l’evento del 19 aprile in provincia di Cuneo, nel Comune di Sommariva Perno nel Roero, di magnitudo 4.2, che ha richiesto l’interessamento di Arpa Piemonte e della Protezione Civile regionale e provinciale; l’evento è stato risentito dalla popolazione, ma non ha comportato danni a persone o cose. Si sottolinea inoltre che per maggiori distanze tra l’ipocentro e le stazioni e maggiori gap azimutali (angoli tra due stazioni con l’epicentro dell’evento al vertice) le localizzazioni, in particolare per quanto riguarda la profondità, risultano affette da minore accuratezza (indipendentemente dalla precisione associata).
Come gli eventi locali con magnitudo inferiore a 1 (393 sismi), anche i telesismi rilevati non sono stati inclusi nella presente analisi, non essendo significativi per quanto riguarda l’attività sismica regionale.

 

 



 
Progetti europei

Adaptalp (Adaptation to Climate Change in the Alpine Space)

Programma di Cooperazione Territoriale Alpine Space 2007 - 2013

 

Partenariato
Bavarian State Ministry of the Environment (DE);Bavarian Environment Agency (DE); Federal Institute of Hydrology (DE); Federal Ministry of Agriculture, Forestry, Environment and Water Management (AT); Provincia Autonoma di Bolzano (IT); Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (IT); Geological Survey of Slovenia (SI); CIPRA (DE); Regional Government of Carinthia (AT); Government Office of the Land of Tyrol (AT); ARPA Piemonte (IT); Regione Autonoma Valle d’Aosta (IT); Federal Office for Environmnet (CH); Pole Grenoble Studies and Research for the Prevention of Natural Risks (FR); CEMAGREFF, Agricultural and Environmental Engineering Research Institute (FR); Accademia Europea di Bolzano (IT)

 

Descrizione
Obiettivo del Progetto è quello di migliorare l’informazione sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e valutare diversi metodi per la valutazione del rischio, per la mappatura della pericolosità e per la gestione del rischio nello Spazio Alpino. Le attività si concentrano sulla identificazione dei metodi migliori e il trasferimento di esperienze positive nel campo delle misure di adattamento nelle regioni oggetto di studio. La riduzione dei rischi attraverso l’aumento della consapevolezza degli attori locali è un ulteriore obbiettivo del Progetto.

 

Attività di Arpa Piemonte nel progetto
L’attività principale di Arpa Piemonte è quella di confrontare i due metodi di valutazione del rischio frana IMIRILAND e RiskPlan; il primo messo a punto da Arpa e Politecnico di Torino in un progetto finanziato entro il V Programma Quadro (2003) e il secondo sviluppato dall’Ufficio Federale dell’Ambiente svizzero (BAFU).

Arpa partecipa ai WP5 (Hazard Mapping) e WP6 (Risk Prevention and Management), oltre a contribuire con attività in altri WP che trattano aspetti legati alla diffusione delle informazioni.

Le aree scelte per il progetto sono: la Valle Divedro, la Valle Vigezzo e la Valle di Viù.


PermaNET
(Permafrost long-term monitoring network)

www.permanet-alpinespace.eu

Programma di Cooperazione Territoriale Alpine Space 2007 - 2013

 

Partenariato
Provincia Autonoma di Bolzano (IT); Bavarian Environment Agency (DE); ARPA Piemonte; Regione Autonoma Valle d’Aosta (IT); Regione del Veneto (IT); Provincia Autonoma di Trento (IT); Austrian Federal Ministry of Agriculture, Forestry, Environment and Water Management University of Innsbruck (AT); University of Graz (AT); Central Institute for Meteorology and Geodynamics (AT); University Joseph Fourier (FR), National Center for Scientific Research (FR); Grenoble Institute of Technology (FR); Federal Office for the Environment (CH)

 

Descrizione
Il permafrost è altamente sensibile alle variazioni climatiche, il suo deterioramento potrebbe causare conseguenze tali da incidere sul traffico, sul turismo, sugli insediamenti e le infrastrutture. Si rendono necessari lo sviluppo congiunto di una strategia per affrontare i pericoli derivanti dai cambiamenti del Permafrost, sotto mutevoli condizioni climatiche, e la creazione di un network di monitoraggio alpino.

Il progetto comprende 4 azioni tecniche (Wp):

  • WP4 - Creazione della rete di monitoraggio del permafrost

  • WP5 - Analisi delle relazioni tra il permafrost e i cambiamenti climatici

  • WP6 - Analisi delle relazioni tra il permafrost e i pericoli naturali
  • WP7 - Analisi delle relazioni tra il permafrost e le risorse idriche

 

Attività di Arpa Piemonte nel progetto
Le principali attività che Arpa Piemonte svolge nell’ambito del progetto sono :

  1. Installazioni  delle stazioni per il monitoraggio del permafrost alpino (WP4).

  2. Mappatura della distribuzione del permafrost alpino (WP5). Realizzazione del catasto delle forme indicatrici del permafrost e della carta della criosfera delle Alpi piemontesi; elaborazione della carta della distribuzione potenziale del permafrost alpino e relazioni con i dati climatici.

  3. Confronto tra distribuzione del permafrost alpino e quadro del dissesto regionale (WP6). Analisi delle relazioni tra dati del permafrost e dati sul dissesto (fenomeni gravitativi e colate detritiche);

  4. Trasferimento delle conoscenze al territorio. Definizione di linee guida utili in ambito di Protezione Civile.

 

MASSA (Medium And Small Size rock fall hazard Assessment)

Alpi Latine Cooperazione Transfrontaliera 2007-2013 ALCOTRA

 

Partenariato
CNRS (FR); Université Joseph Fourier (FR); BRGM (FR) ; CETE méditerranée (FR) ; ARPA Piemonte (IT) ; Regione Valle d’Aosta (IT); Politecnico di Torino (IT); Provincia di Torino (IT); CREALP (CH)

 

Descrizione
Nel corso degli ultimi venti anni, il forte aumento del traffico stradale e ferroviario nelle Alpi  ha progressivamente messo in evidenza l’elevata vulnerabilità delle infrastrutture stradali ai rischi naturali. Le frane (fra cui le cadute di blocchi e i crolli di roccia) restano tra i fenomeni naturali più imprevedibili e più frequenti.
Principali obiettivi del progetto sono l’armonizzazione dei metodi di valutazione della pericolosità da “caduta massi” nelle zone di frontiera italo-franco-svizzera e lo sviluppo e l’applicazione di nuovi metodi di monitoraggio geofisico e di modellazione della propagazione per i crolli di volume intermedio.

 

Attività di Arpa Piemonte nel progetto
Le principali attività di Arpa Piemonte riguardano:

  1. applicazione delle metodologie sviluppate nell'ambito del progetto PROVIALP ad alcuni siti-pilota ove saranno applicati altri metodi analoghi sviluppati da altri partner al fine di promuovere un confronto

  2. lo sviluppo di sistemi e tecniche di controllo dell'instabilità dei versanti con particolare attenzione all'analisi e l’interpretazione delle risultanze al fine della comprensione dei meccanismi di innesco ed evoluzione

  3. acquisizione dei dati geologici di base necessari per l’applicazione di modelli di invasione su tre siti-pilota in Piemonte

  4. integrazione delle basi dati geotematiche.

 

Progetto Strategico RISKNAT

Alpi Latine Cooperazione Transfrontaliera 2007-2013 ALCOTRA

 

Partenariato
Région Autonome Vallée d'Aoste - Assessorat des ouvrages publics, de la protection des sols et du logement public (IT); Ministère de l’Ecologie, de l’Energie, du Développement durable et de l’Aménagement du territoire (FR) Regione Liguria - Assessorato all’Ambiente (IT); Regione Piemonte (IT); Région Rhône-Alpes (FR), Région Provence Alpes Côte d’Azur (FR); Provincia di Cuneo (IT); Provincia di Imperia (IT) ; Conseil Général des Alpes Maritimes (FR) ; Ministère de l’écologie, du développement et de l’aménagement durables (FR) ; Conseil Général de Savoie (FR) ; Conseil Général de Haute Savoie (FR)

 

Descrizione
I rappresentanti degli enti territoriali delle Alpi Occidentali hanno elaborato una proposta di progetto strategico per il periodo 2007-2013 sul tema della gestione in sicurezza dei territori di montagna transfrontalieri rispetto ai rischi naturali. Le regioni transfrontaliere delle Alpi occidentali condividono non solo rischi comuni, ma anche un vasto patrimonio di conoscenze ed esperienze di lavoro in comune.
Gli obiettivi del progetto sono i seguenti:

  • rafforzare l’azione dei servizi tecnici - pubblici di protezione contro i rischi naturali verso soluzioni di politiche di sviluppo territoriale impostate sulla sostenibilità

  • costituire una piattaforma interregionale di scambio delle esperienze, di valorizzazione delle informazioni e di riflessione strategica, funzionante in rete

  • mettere a punto servizi e metodi innovativi di previsione e mitigazione ad alto contenuto tecnologico

  • realizzare degli interventi pilota, quali buone pratiche di gestione di rischi integrati con la gestione ambientale e territoriale.

 

Attività di Arpa Piemonte nel progetto
Arpa non è partner diretto del progetto ma svolge, in qualità di soggetto attuatore,  gran parte delle attività tecniche previste a carico della Regione Piemonte (partner ufficiale), relativamente alla creazione del portale di progetto e alle attività di analisi, comprensione e sviluppo  modellistica/metodologie relative all'instabilità dei versanti e ai processi fluvio-torrentizi.

I contributi specifici nell’ambito dei tre volet previsti sono:
Volet A: Creazione di una piattaforma interregionale di scambio di esperienze, di valorizzazione delle informazioni e di riflessione strategica, funzionante in rete
Volet B: Sviluppo di metodi e di strumenti operativi, azioni innovative volte alla gestione del territorio
Volet C: Azioni pilota di buone pratiche di presa in considerazione dei rischi naturali nella gestione ambientale e territoriale.

 

CRISTAL (Gestion des CRues par Integration des Systèmes Transfrontaliers de prévision et de prévention  des bassins versants ALpins)

Alpi Latine Cooperazione Transfrontaliera 2007-2013 ALCOTRA

 

Partenariato
Arpa Piemonte (Capofila)
Cemagref (F)

 

Descrizione
CRISTAL è un progetto elaborato nell’ambito dell’Asse B (Sviluppo di metodi e di strumenti operativi, azioni innovative volte alla gestione del territorio) del progetto strategico RISKNAT.
CRISTAL si focalizza sull'armonizzazione dei sistemi di previsione a breve termine e monitoraggio delle piene sui bacini alpini transfrontalieri tramite l’impiego di radar meteorologici in banda X.
I risultati conseguiti consentiranno una migliore gestione dell’area transfrontaliera rispetto al rischio idrogeologico.

Il raffinamento dei processi di elaborazione dei dati radar meteorologici avrà inoltre applicazione sui sistemi di sorveglianza per il resto della regione con un miglioramento del monitoraggio meteoidrologico effettuato dal Centro Funzionale di Arpa Piemonte

 

Attività di Arpa Piemonte nel progetto
Le principali attività di Arpa Piemonte riguardano:

  • gestione di un sistema osservativo delle precipitazioni in area transfrontaliera

  • sperimentazione di un sistema integrato di osservazione della precipitazione con radar in banda X e reti pluviometriche nelle valli Roya, Vermenagna e Stura.

  • armonizzazione e raffinamento dei processi di stima delle precipitazione in ambiente alpino

  • armonizzazione dei sistemi di previsione delle piene

  • coinvolgimento degli attori locali responsabili della gestione delle crisi

  • attività di comunicazione: seminari, brochures, convegni nazionali ed internazionali, articoli sulla stampa specializzata.

 

RISE  (Réseaux Intégrés de Surveillance sismologiques et d’Echange)

Alpi Latine Cooperazione Transfrontaliera 2007-2013 ALCOTRA

 

Partenariato
Arpa Piemonte, Regione Valle d’Aosta (Capofila), Université Joseph Fourier, Centre National de la Recherche Scientifique

 

Descrizione
RISE è un progetto  elaborato nell’ambito dell’Asse B (Sviluppo di metodi e di strumenti operativi, azioni innovative volte alla gestione del territorio) del progetto strategico RISKNAT.

Il progetto propone l'interconnessione delle reti di misura sismiche italiane e francesi per una gestione operativa degli eventi sismici transfrontalieri.
I principali obiettivi del progetto consistono nell'aggiornamento strumentale e nel miglioramento del monitoraggio sismico nell'area transfrontaliera Italia-Francia, attraverso un completamento delle reti con l'installazione di nuove stazioni e predisponendo nuove procedure per lo scambio in tempo reale di segnali rilevati e dati sismici nell'area transfrontaliera.

Un'efficace integrazione delle reti sismiche comporterà un sostanziale miglioramento delle performance del sistema di monitoraggio, consentendo di ottenere informazioni in tempo reale affidabili e univoche per i terremoti significativi in area transfrontaliera.
La definizione di standard condivisi per lo scambio dei dati e dei criteri di analisi deve portare alla formazione di personale in grado di approfondire gli studi in aree transfrontaliere interessate da eventi significativi

 

Attività di Arpa Piemonte nel progetto
Le attività svolte nell’ambito del progetto sono:

  1. integrazione della strumentazione e delle risorse di calcolo: aggiornamento di alcune stazioni della rete sismica piemontese per la localizzazione in tempo reale di eventi sismici con una maggiore accuratezza; installazione di accelerometri per la determinazione dei parametri di scuotimento al suolo in caso di eventi significativi; aggiornamento dei sistemi di trasmissione dei segnali via satellite per una maggiore affidabilità della rete.

  2. realizzazione di connessioni per lo scambio in tempo reale dei segnali sismici delle stazioni transfrontaliere italiane e francesi e dei dati parametrici relativi alla localizzazione e alla stima della magnitudo di eventi in area transfrontaliera.

  3. condivisione di dati e di procedure per la determinazione affidabile di parametri di scuotimento, per l’elaborazione di scenari di pericolosità in area transfrontaliera.

  4. creazione di un gruppo di intervento per l’esecuzione di indagini approfondite in caso di eventi sismici significativi in area transfrontaliera.

  5. formazione ed addestramento tramite esercitazioni simulate di personale per la gestione delle reti sismiche integrate e la condivisione di dati.

 

FLORA  (Flood estimation in complex orografic area for risk mitigation in alpine space)

Programma di cooperazione transfrontaliera Italia -Svizzera
2007-2013

 

Partenariato
Arpa Piemonte (capofila), Arpa Lombardia, Cantone Ticino

 

Descrizione
Il progetto FLORA è volto a migliorare l’utilizzo operativo di strumenti per la difesa dalle alluvioni  in un’area ad orografia complessa come quella rappresentata dalle valli alpine italo-svizzere.
Ha come obiettivo l’applicazione di nuove tecnologie a supporto dei sistemi di monitoraggio e allerta per il miglioramento della stima della precipitazione alla piccola scala spazio-temporale, indispensabile per la valutazione delle piene dei bacini montani, sia in termini di previsione (modelli meteorologici) sia di osservazione (radar).
Inoltre intende aggiornare le valutazioni probabilistiche delle portate di piena a scala regionale (VAPI) quale indispensabile strumento a base della valutazione del rischio di inondazione e più in generale per il dimensionamento delle opere idrauliche connesse al corso d’acqua.

 

Attività di Arpa Piemonte nel progetto
FLORA prevede 4 azioni di seguito sintetizzate:

  1. realizzazione di nuove metodologie di miglioramento della previsione di precipitazione ad altissima risoluzione dei modelli meteorologici ad area limitata utilizzati per l'emissione delle allerte di protezione civile;

  2. integrazione di misure radar meteorologiche per la stima dei campi di precipitazione mediante validazione con dati provenienti dalla rete pluviometrica;

  3. previsione delle piene improvvise nei piccoli bacini finalizzati al nowcasting idrologico a supporto della gestione delle emergenze;

  4. valutazione probabilistica delle portate di piena.

 
Box 3 - Il Progetto PermaNET (Permafrost long-term monitoring network)

Il permafrost è lo stato fisico di qualunque geomateriale (terreno o roccia) che si trova in condizioni di temperatura minore di 0°C per almeno due anni consecutivi. L’evoluzione del permafrost è strettamente collegata alle caratteristiche climatiche ed è quindi soggetto ad aggradazione o degradazione in funzione dei cambiamenti climatici.
Le aree di alta montagna sono particolarmente sensibili all’evoluzione del permafrost che causa una serie di problemi soprattutto per quanto riguarda la stabilità dei versanti. Arpa Piemonte ha avviato una serie di attività di ricerca finalizzate a migliorare  le conoscenze sulle caratteristiche e sulla distribuzione del permafrost nelle Alpi piemontesi. Nell’ambito di tali attività rientra il progetto europeo “PermaNet” (vedi scheda progetti) della durata di 36 mesi (luglio 2008 ÷ luglio 2011) e le cui parole chiave sono: cambiamento climatico, permafrost alpino, valutazione dei rischi naturali, strategie per lo sviluppo sostenibile.

Nel corso dell’autunno 2008÷primavera 2009 sono state condotte una serie di attività di raccolta dati e di analisi finalizzate a definire la distribuzione potenziale del permafrost nelle Alpi piemontesi (Wp5). È stato pertanto realizzato un inventario delle morfologie indicatrici del permafrost (rock glacier e protalus rampart) grazie al quale, attraverso elaborazioni statistiche, è stato possibile applicare un modello empirico (PermaRock II) che definisce la distribuzione potenziale del permafrost distinto in: relitto, recente possibile e recente probabile. Queste informazioni, unitamente ai ghiacciai e ad altri elementi tipici dell’ambiente glaciale e periglaciale, hanno consentito la realizzazione della prima “Carta della Criosfera delle Alpi piemontesi” (v. figura).
La carta della criosfera rappresenta il primo vincolo da cui si è partiti per individuare i siti da sottoporre a monitoraggio del permafrost (Wp4). Altri elementi sono stati considerati al fine di individuare la corretta ubicazione delle stazioni: le caratteristiche geologico-geomorfologiche e climatiche delle aree indagate, la probabile presenza di condizioni di permafrost verificata sul campo attraverso campagne BTS e geofisiche, la necessità di contenere i costi di realizzazione e di manutenzione delle stazioni di monitoraggio.
Sono stati, così, individuati i seguenti siti: 1) Passo Monte Moro (Macugnaga, VB), q. 2870 m s.l.m.; 2) Passo dei Salati (Alagna Valsesia, VC), q. 3010 m s.l.m.; 3) Colle Sommeiller (Bardonecchia, TO), q. 2985 m s.l.m.; 4) La Colletta (Bellino, CN), q. 2840 m s.l.m.; 5) Passo della Gardetta (Canosio, CN), 2490 m s.l.m.

Nell’estate÷autunno 2009 sono state realizzate le stazioni di monitoraggio nei cinque siti costituite da perforazioni di profondità variabile (da 5 a 100 m, v. foto) in cui sono inserite catene termometriche con sensori che misurano le temperature a diverse profondità. Sono inoltre presenti sensori superficiali sia di temperatura che di umidità del suolo. Tutti i sensori sono collegati a datalogger collocati in vani sotterranei unitamente alle batterie di alimentazione (v. foto). I primi dati saranno disponibili a partire dall’estate 2010.

 

 

 

 
Prevenzione del rischio idrogeologico e pianificazione territoriale

 

Nell’ambito di questa attività vengono considerati due aspetti:

  • Il quadro del dissesto nei Piani Regolatori Generali Comunali

  • Il censimento delle aree pericolose individuate nei Piani Regolatori Generali Comunali

 
Quadro del dissesto nei Piani Regolatori Generali Comunali

Con la collaborazione di Antonia Impedovo - Regione Piemonte. Direzione Regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia Montana e Foreste

L’attività di monitoraggio delle procedure relative all’adeguamento dei PRGC piemontesi al PAI è condotta dal 2004 dalla Direzione Regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia Montana e Foreste, da Arpa Piemonte e dalla Direzione Programmazione Strategica - Politiche Territoriali - Edilizia, con la collaborazione del CSI Piemonte.
Le procedure di adeguamento dei piani regolatori hanno come finalità la verifica della compatibilità del quadro del dissesto idrogeologico presente su ciascun territorio comunale con le previsioni urbanistiche contenute nel Piano Regolatore vigente, in adeguamento alle disposizioni previste dall’art. 18 delle Norme di Attuazione del Piano per l’Assetto Idrogeologico.

Gli studi finalizzati alla verifica sono condotti, secondo gli standard regionali previsti dalla Circ. PGR n° 7/LAP/96, dalla relativa Nota Tecnica Esplicativa alla Circolare, ed in riferimento alla DGR 15 luglio 2002 numero 45-6656, oggi aggiornata con la DGR n. 2-11830 del 28 luglio 2009, da professionisti incaricati delle Amministrazioni comunali.

Come illustrato nella figura 15.14  sono poco meno di 800 i comuni che al marzo 2010 hanno concluso tali studi e dispongono, di conseguenza, di un quadro conoscitivo delle problematiche relative al dissesto e alla pericolosità idrogeologica (rischio di esondazione, frane, valanghe, ecc) di elevato dettaglio.
Dalla sintesi dei dati raccolti ed elaborati dalla Struttura di Prevenzione dei rischi geologici di Arpa Piemonte aggiornati ai primi mesi del 2010, emerge quanto segue:

 

  • il 18% dei comuni piemontesi non ha ancora avviato alcuna procedura per l’adeguamento del proprio piano; questo numero include anche i Comuni che pur avendo adottato un progetto preliminare nel periodo transitorio (dicembre 2003) non hanno poi proseguito l’iter lasciando scadere i termini del progetto preliminare; di conseguenza per questi Comuni sono rientrati in vigore i vincoli previsti dall’elaborato 2 del PAI - Atlante dei rischi idraulici e idrogeologici - Inventario dei centri montani esposti a pericolo (figura 15.15 riga rossa)

  • il 18% ha in corso le  procedure per l’adeguamento

  • il 64% dei comuni piemontesi ha portato a termine gli studi e ha concluso del tutto o in massima parte le procedure per l’adeguamento al PAI; questa categoria include sia i Comuni per i quali è stato emesso un atto di approvazione definitiva (Deliberazione di Giunta Regionale per l’iter della LR n° 56/77 o Deliberazione di Consiglio Comunale per l’iter della LR n° 1/07) sia quelli che sono giunti a compimento dell’iter dei tavoli tecnici di cui alle DGR 31-3749 del 6/8/2001, 45-6656 del 15/7/2002 e 2-11830 del 28/07/2009.

 

 

La figura  15.15 evidenzia, a scala regionale, l’evoluzione di tali percentuali negli ultimi 5 anni.
Il raffronto tra il numero di studi portati a termine (772) e il numero di strumenti urbanistici adeguati al quadro del dissesto ed approvati (545) evidenzia tuttavia che:

 

  • il 69% dei comuni che hanno portato a termine le procedure per la verifica di compatibilità hanno conseguentemente approvato lo strumento urbanistico in adeguamento al PAI

  • mentre tale percentuale si riduce al 44% se calcolata sul totale sul totale dei 1206 comuni piemontesi.

 

Sebbene il dato risulti in crescita rispetto all’anno 2008 (nel 2008 i piani approvati ed adeguati al PAI rappresentavano il 59% degli studi terminati e solo il 39% disponeva di un piano approvato), va ricordato che solo gli strumenti approvati sono in grado di esercitare appieno un’azione normativa prevedendo ed imponendo quindi regole nell’uso del territorio, indispensabili per la tutela delle popolazioni dal rischio idrogeologico.

 

 

Come illustrato dalla figura 15.16, per 462 dei comuni che dispongono di uno strumento approvato e adeguato al PAI è stata effettuata l’informatizzazione delle perimetrazioni e delle tipologie dei dissesti rilevati, trasmessa all’Autorità di bacino del Po come contributo alla composizione del quadro del dissesto del bacino verificato a livello locale, e disponibile in internet sul sito http://gis.regione.piemonte.it/disuw/. L’attività di trasposizione è coordinata dalla Regione Piemonte in collaborazione con la Struttura Prevenzione dei rischi geologici di Arpa Piemonte e con il CSI Piemonte.

 

 
Censimento delle aree pericolose individuate nei PRGC

A fronte di un quadro conoscitivo di dettaglio che interessa un numero via via crescente di comuni sul territorio regionale, conseguente all’attività di adeguamento ed aggiornamento prevista dal PAI,   la Direzione Regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia montana e foreste ha recentemente palesato la necessità di integrare la normale attività di trasposizione del quadro del dissesto con nuovi elementi di acquisizione informatica relativi alle aree di classe IIIB e IIIC contenute nella Carta di Sintesi della pericolosità geomorfologica e dell’idoneità all’utilizzazione urbanistica, elaborato, quest’ultimo, redatto a supporto degli studi di ciascun Piano Regolatore comunale.

Tali aree, secondo quanto indicato al punto 3 dalla Circ. 7/LAP/96, individuano:

 

Classe IIIb: “Porzioni di territorio edificate nelle quali gli elementi di pericolosità geologica e di rischio sono tali da imporre in ogni caso interventi di riassetto territoriale di carattere pubblico a tutela del patrimonio urbanistico esistente…..


Classe IIIc: “Porzioni di territorio edificate ad alta pericolosità geomorfologica e ad alto rischio, per le quali non è proponibile un’ulteriore utilizzazione urbanistica neppure per il patrimonio esistente, rispetto al quale dovranno essere adottati i provvedimenti di cui alla Legge 9/7/1908 n.445……

L’attività, in fase di avvio, attuata dalla Struttura Prevenzione dei rischi geologici  di Arpa Piemonte in collaborazione con il CSI Piemonte, è finalizzata alla realizzazione di un ulteriore strumento a supporto delle scelte operative della Direzione Regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia montana e foreste per l’individuazione di situazioni di rischio da assoggettare alla realizzazione di opere di messa in sicurezza, pianificazione degli interventi, finanziamenti, provvedimenti cautelari, rilocalizzazioni di edifici in aree a elevato rischio, ecc..

Per quanto riguarda le fasce fluviali nel 2009 non ci sono state modifiche o integrazioni, mentre è stata avviata l’attività di revisione delle fasce dei torrenti Orco, Pellice e Chisone.

 
Attività di Arpa Piemonte

Le attività riferite ai rischi naturali condotte da Arpa nel 2009 sono riepilogate nella tabella 15.5.